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Delrio: “Via allo svuota-Province entro la fine dell’anno le aboliremo tutti ipoteri andranno ai Comuni”

FIRENZE – «Resistenze all’abolizione delle Province? Eccome se ce ne sono, anche dentro il Pd. Ma abbiamo fatto una promessa agli elettori e adesso dobbiamo mantenerla». La Leopolda è appena finita, Matteo Renzi sta ancora fronteggiando l’assalto dei sostenitori e dei fan a caccia di una foto ricordo o di un autografo. E il ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali Graziano Delrio, che per tutta la mattina è stato sul palco a fianco del sindaco di Firenze lanciando gli interventi degli amministratori, sfodera una gelida determinazione.

Nessun indugio, nessun ripensamento: «Subito via le Province, io dell’appello dei costituzionalisti non so che farmene. Riduciamo i posti della politica, non è un dramma se qualche politico torna a lavorare», ha detto poco prima lo stesso Renzi nelle conclusioni della convention. Sollevando l’applauso delle circa 7mila persone presenti in platea e anche dello stesso ex sindaco di Reggio Emilia.

Ministro Delrio, a che punto siamo con l’abolizione delle Province? «Stiamo procedendo, stiamo per affrontare la discussione nella commissione affari costituzionali della Camera».

Ma l’idea è sempre quella di svuotarle delle funzioni per farne delle scatole vuote? «L’idea è quella di ridurre le varie materie di competenza oggi assegnate alle Province».

Che però rimangono scritte in Costituzione. «E per questo, parallelamente al testo in esame alla Camera, ci sarà un disegno di legge per una modifica costituzionale che verrà presentato entro l’anno».

A maggio però che succede, gli italiani saranno di nuovo chiamati a votare per le Province? «Ma no, a maggio non si voterà più per le Province perché nel frattempo saranno diventate enti di secondo grado. Non verranno cioè eletti dai cittadini e non ci sarà bisogno di votare per le Province». Chi farà parte allora delle Province? «Ne faranno parte i sindaci dei Comuni del territorio, che tutti assieme formeranno un’assemblea in seno alla quale verrà scelto il nuovo presidente a costo zero. Saranno cioè i sindaci a scegliere il presidente, non più i cittadini. Si tratta di una riforma molto importante».

E le Città metropolitane? «Arriveranno dal primo di gennaio. Nelle aree metropolitane le Provincie saranno assorbite della Città metropolitane via via che andranno a costituirsi e insediarsi». Chi si occuperà della manutenzione delle strade e delle scuole che oggi sono in carico alle Province? «La competenza sulle scuole passerà direttamente ai Comuni.

Mentre la manutenzione delle strade, che è una tipica competenza intercomunale, resterà in carico alle Province. Solo che a quel punto le Province diventeranno di fatto una sorta di agenzia funzionale a servizio dei Comuni». E il patrimonio immobiliare delle Province? I debiti fin qui contratti, il personale? «Poi vedremo il patrimonio.

Saranno le stesse assemblee dei sindaci a decidere di volta in volta quali competenze e quali cose affidare alle amministrazioni locali e quali invece lasciare alla nuova Provincia come agenzia intercomunale. Tutto questo richiede naturalmente una forte volontà politica».

Senta ministro, è sicuro di farcela? Non avverte resistenze all’interno dello stesso Pd? «Resistenze? Eccome se ce ne sono, anche dentro il Pd. Ci sono molte resistenze, molte resistenze». E come pensa di superarle?

«Non dimentichiamo che l’abolizione delle Province faceva parte anche del programma elettorale di Pierluigi Bersani. E credo sia adesso doveroso rispettare le promesse fatte agli elettori, non vedo come si possa sostenere il contrario. Non sarebbe serio non mantenere le promesse».

Ha messo in conto anche le fibrillazioni del governo? «Credo che le fibrillazioni continue non facciano bene al governo, ma soprattutto non facciano bene agli italiani. Questo continuo stato di incertezza non fa bene a nessuno. Non fanno bene alle nostre imprese e alla legge finanziaria». Ha voluto essere presente alla Leopolda per sostenere la candidatura di Renzi alla segreteria del Pd? «Con Matteo c’è una comunanza di idee e di approccio alla politica e alla società. Per questo l’ho sempre sostenuto e continuerò a sostenerlo finché rimane così».

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