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Delega fiscale: si parte dal riordino di bonus, sconti e agevolazioni

L’operazione di riforma del fisco entra nel vivo e le prime norme attuative della delega fiscale (legge 23/2014) a essere varate potrebbero essere quelle sulla razionalizzazione del sistema delle deduzioni e delle detrazioni, una parte del sistema delle agevolazioni fiscali (720 voci di spesa fiscale per un valore di circa 254 miliardi di mancati incassi da parte del sistema tributario) che sono nel mirino di agenzia delle Entrate e ministero dell’Economia da quando l’allora sottosegretario Vieri Ceriani ne stilò un elenco completo. Anche se altri “dossier”, come quello sull’abuso del diritto, potrebbero essere già maturi.

A quel che risulta, il lavoro sulle problematiche delle agevolazioni (anche per l’impatto economico che potrebbe avere in termini di spending review) è già avviato e proprio da qui potrebbe partire la raffica di decreti legislativi cui è affidata l’attuazione della delega. Anche se questo non è certo l’unico campo in cui devono esercitarsi gli uffici del Mef che hanno in agenda oltre 200 decreti attuativi ereditati dal precedente governo. E se il ministro Pier Carlo Padoan ha annunciato un gruppo di coordinamento per i lavori “ereditati”, resta il fatto che occorrerà fissare una graduatoria di priorità anche per le new entry come, appunto, la delega fiscale. Fonti interne al governo assicurano che a breve vi sarà un incontro in cui Mef e agenzia delle Entrate fisseranno le priorità di azione. Intanto il senatore Mauro Marino, presidente della commissione Finanze, ha scritto al ministro dell’Economia chiedendo che venga confermato l’impegno del suo predecessore a stendere «insieme» i decreti attuativi, vale a dire avvalendosi anche delle audizioni che la commissione sta effettuando proprio per agevolare la scritture dei decreti legislativi (oggi è prevista quella con la Guardia di finanza, giovedì toccherà a Equitalia). «L’idea di partire dalle revisione delle agevolazioni – spiega Marino – sarebbe corretta in quanto darebbe anche il segno dell’abbandono della strada dei tagli lineari ma obbligherebbe la politica a una scelta di campo ben precisa». E, stante anche l’eterogeneità degli argomenti trattati – dall’abuso del diritto all’Irap, dalle sanzioni al trattamento tributario del gioco – al ministero dell’Economia paiono intenzionati a procedere sulla strada sia del lavoro interno, quando è possibile, sia su quello delle inevitabili audizioni. Anche perché i decreti legislativi, una volta varati dal governo, dovranno comunque passare il vaglio delle competenti commissioni parlamentari, sedi nelle quali per forza di cose emergeranno gli orientamenti delle categorie e delle parti sociali dai quali, evidentemente, non si può prescindere. Ragion per cui ben difficilmente il lavoro attuativo verrà concluso in un anno. Anche perché tra l’emanazione del decreto da parte del governo e la sua pubblicazione in Gazzetta c’è tutto l’iter parlamentare che può durare mesi. E allora finirà come è ovvio che finisca: con la richiesta di proroga di termini che sono talmente stretti da risultare impossibili, sin da ora, da rispettare, data la vastità dell’intervento che si deve affrontare.

Intanto, il Governo «si ritiene impegnato all’abrogazione del reato di omesso versamento Iva». Lo ha ribadito il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, chiarendo che l’Esecutivo interverrà sulla questione in sede di attuazione della delega fiscale e, in particolare, sulla «specifica fattispecie che colpisce con sanzione penale la mera omissione del versamento Iva, situazione sovente connessa alle momentanee difficoltà della mancanza di liquidità da parte degli imprenditori tenuti ad assolvere tale onere».

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