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Def, il Governo vara la nota di aggiornamento

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato venerdì la Nota di aggiornamento al Def che presenta il nuovo quadro macroeconomico e il Programma nazionale di riforme per gli anni futuri. Il Ministro degli affari regionali, Graziano Delrio, all’uscita da Palazzo Chigi, ha dichiarato che il Governo ha ricorretto in negativo il Pil 2013 a – 1,7%, mentre il dato tendenziale per il deficit è maggiore del 3% del Pil, il limite che ci impone l’Ue.
A rassicurare tutti, però, ci pensa Letta che giura che il Paese non sforerà: “Confermo l’impegno a stare sotto il 3% alla fine dell’anno. Il passaggio riguarda un aggiustamento di uno 0,1% che è assolutamente alla portata e che non necessiterà interventi particolarmente rilevanti”.
Dunque gli obiettivi fissati nel Def “sono tutti raggiungibili, a patto che ci sia la volontà e la stabilità politica”.
Letta ha spiegato che sono previsti , parlando dei numeri contenuti nel documento nel corso della conferenza stampa seguita alla riunione del Governo, “12 miliardi di interventi nel triennio” che “sono serviti e servono per rilanciare l’economia e far sì che il nostro Paese possa avere il segno più davanti agli indicatori giusti, vale a dire la crescita”. Una risposta concreta, ha evidenziato, a  “chi dice che non è stato fatto nulla”.
In questo quadro, il dato “moderatamente ottimista” di una crescita a +1% nel 2014, contenuto nella Nota diaggiornamento al Def, “è veramente a portata di mano”.
Incoraggiante anche il dato sul taglio alla spesa pubblica, che nel 2013 si è attestato su 1,7 miliardi di euro:“una cifra significativa”. Letta conserva ottimismo anche per il futuro: “Manterremo lo scadenzario”, e il 15 ottobre “presenteremo la legge di stabilità che sarà i cuore dell’attività di governo e che scriviamo noi, senza costrizioni ma dentro gli impegni presi. Sarà questo il documento su cui vogliamo essere giudicati”.
Il quadro programmatico traccia un percorso di avvicinamento all’obiettivo del pareggio strutturale di bilancio, che in osservanza delle regole nazionali ed europee verrebbe raggiunto a cominciare dal 2015.
Letta guarda senza preoccupazione al giudizio contabile di Bruxelles, e mostra sicurezza anche sul fronte della stabilità delle larghe intese: “il messaggio politico che vogliamo lanciare è che siamo determinatissimi a superare queste difficoltà e a mantenere gli impegni per convincere i nostri partner a darci fiducia e a far calare i tassi”, invitando tutti gli attori politici alla “responsabilità”.
L’ottimismo del premier arriva a prevedere “alla fine dell’anno il segno più sull’obiettivo della ripresa”, anche mediante tre elementi di crescita che daranno slancio all’economia: il primo é “l’accelerazione del pagamento dei debiti della Pa, che é un dato importante, si passa da 7 miliardi a 11 miliardi di euro, e l’impatto su questa accelerazione si vedrà a partire da questo trimestre”.
Il secondo fattore di crescita saranno gli effetti “della incentivazione edilizia, con le ristrutturazioni ecologiche e antisismiche: un periodo straordinario di 6-12 mesi di incentivazione che darà i suoi effetti importanti sulla crescita”. In ultimo, la “straordinaria incentivazione all’occupazione giovanile che sta producendo effetti già adesso”.
Protagonista della conferenza stampa seguita al Consiglio dei Ministri anche il Ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, determinato a mostrare fiducia sugli effetti delle misure messe in campo per il rilancio dell’economia. Con le riforme strutturali in atto e la spending review, spiega, “ci sono ampi spazi di manovra per la riduzione del carico fiscale, spostandolo a favore del lavoro e delle imprese”.
Su uno dei punti critici della Nota di aggiornamento del Def, ovvero la previsione per il 2013 del rapportodeficit/Pil al 3,1% e non del 3% come vorrebbero gli impegni europei, il ministro osserva come la cosa importante sia “che il lieve scostamento del deficit venga corretto rapidamente”.
Quanto al confronto in corso a Bruxelles per valutare la possibilità di aumentare la flessibilità relativa al deficit strutturale per i paesi con un’elevata disoccupazione, Saccomanni si limita a dire che “la discussione è ancora a livello tecnico, si tratta di una formula matematica che si applicherebbe quando la disoccupazione supera il 20%: se dobbiamo qualificarci a questo campionato portando la disoccupazione al 20%, forse non vale la pena”. Un’ipotesi ancora embrionale, dunque, “che sembra mirata a gestire casi specifici, però si tratta di vedere se si possono fare distinzioni, per esempio tra disoccupazione globale e giovanile, in tal caso porteremmo avanti le nostre tesi, visto che la disoccupazione giovanile in Italia é superiore al 20%”.
Intanto non ha tardato il commento del Commissario Ue agli Affari economici. “Un impegno senza ambiguità per conti pubblici sani è fondamentale per ricostruire la fiducia dei mercati nell’Italia e per gettare le basi per una ripresa sostenibile”. Così il portavoce del commissario Ue agli affari economici Olli Rehn dopo i dati sul deficit.

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