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Decreto salva-Roma finalmente in G.U.: la cronistoria

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Il decreto salva Roma finalmente pubblicato in Gazzetta ufficiale (> vai al testo), nella data di ieri giovedì 6 marzo 2014. Il provvedimento contiene le misure annunciate la scorsa settimana e finite nel Consiglio dei Ministri di venerdì 28 febbraio, dove è stato inizialmente approvato.

Dunque, a distanza di una settimana, c’è una versione definitiva del decreto già decaduto in due occasioni. Prima, infatti, fu direttamente il Presidente della Repubblica Napolitano a convincere l’esecutivo di Enrico Letta a rinunciare al salva Roma, date le polemiche esplose per le norme sui concessionari di videopoker. Così, a fine 2013, non se ne fece più nulla e il decreto finì in soffitta.

Salvo, però, essere recuperato, per le disposizioni inerenti la finanza locale del comune capitolino, in un ulteriore decreto gemello, decaduto la scorsa settimana per la mancata conversione nei tempi previsti. Anche questa voltadecisivo il ruolo delle opposizioni, che hanno bloccato l’approvazione del testo nelle Commissioni di Camera e Senato, portando inevitabilmente a un altro stop.

Quindi hanno fatto rumore, non meno di sette giorni fa, le esternazioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, che ha minacciato di bloccare la città se non avesse ricevuto i finanziamenti promessi, necessari a mantenere a galla la sua amministrazione.

Richiesta prontamente esaudita dal governo di Matteo Renzi, che, nel primo vero Consiglio dei Ministri della sua storia di premier, ha licenziato immediatamente il nuovo salva Roma, inserendo anche le disposizioni per la Tasi, la tassa sugli immobiil che prenderà il posto dell’Imu su prima casa e terreni agricoli.

Quest’ultima rimane secondo le attese, con la possibilità per i comuni di incrementare l’aliquota entro lo 0,8% ma solo se collegata alle detrazioni già previste in sede di Imu. Esentati i luoghi di culto e le onlus.

Inoltre, nel provvedimento, è stata eliminata del tutto la web tax, capitolo controverso dell’ultima legge di stabilità che aveva ricevuto fortissime critiche da tutti gli operatori della rete, in particolare da coloro che operano nella pubblicità. Obiettivo del governo è quello di ragionare su sistemi di tassazione per le compagnie telematiche in sede europea.

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