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Decreto p.a., via libera dal Senato

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Via libera del Senato al decreto che salva i precari della pubblica amministrazione: dopo un esame durato più del previsto, dunque, Palazzo Madama ha licenziato il testo, che ora si dirige alla Camera per la conversione definitiva in legge.
Sono stati 137 i voti a favore, 57 i contrari e un solo astenuto ad apporre il timbro di un Senato per la verità semideserto, che ha chiuso la pratica del decreto precari mantenendo il piano di salvataggio per decine di migliaia di atipici del settore pubblico da qui al 2016.
La previsione più significative inserita nel decreto 101/2013 è quella che riserva per i prossimi quattro anni il 50% dei posti nei concorsi pubblici a dipendenti o ex dipendenti che abbiano maturato almeno 3 anni di lavoro nell’ultimo quinquennio. I posti riservati ai precari si esauriranno, dunque, nel 2016, quando, cioè, decadrà la procedura di uscita dal turn over della pubblica amministrazione.
Allo stesso modo, le graduatorie dei vincitori dei bandi precedenti ma non rispettate nelle assunzioni perderanno la validità il 1° gennaio 2017, in corrispondenza del piano di rientro dei precari.
Naturalmente, tutte le stabilizzazioni avverranno a tempo indeterminato, fino all’assorbimento di una quota che il Governo ha stimato in circa metà dei dipendenti in scadenza della pubblica amministrazione.
Ma il provvedimento approvato ieri dal Senato non comprende esclusivamente le norme salva precari. Al suo interno, infatti, si trovano le nuove disposizioni sull’acquisto e la spesa nel parco auto della p.a., che non potrà eccedere il 60% di quella sostenuta nel 2013 per l’anno a venire. Destino simile alle consulenze, che vengono ridotte dal 90 all’80% dell’esborso 2013.
La modifica più rilevante apportata dal Senato in sede di votazione del decreto 101, riguarda, invece, la mobilità tra dipendenti delle società partecipate o in house in dissesto finanziario. Spariscono anche le 120 assunzioni previste nell’Agenzia della Coesione Territoriale, che viene istituita per supportare le pubbliche amministrazioni nella gestione dei fondi comunitari. Infine, le visite mediche fiscali passano dall’Asl all’Inps.

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