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Decreto Enti Locali verso la conversione in legge: le questioni da risolvere (secondo L’’ANCI)

Il Decreto Enti Locali (d.l. 24 giugno 2016, n. 113) prosegue la sua marcia verso la conversione in legge mediante un percorso che lo sta conducendo in questo momento sui tavoli della commissione Bilancio della Camera. E proprio in questa sede sono affiorate con forza le dichiarazioni dell’ANCI e del presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia. “Va superata senza ulteriori tentennamenti la condizione in cui versano gli enti locali relativamente al costo del denaro. È  inammissibile – afferma Boccia – che, in tempi come questi, con tassi vicini allo zero, i Comuni italiani abbiano penali anche superiori al 20% del capitale residuo per l’estinzione anticipata dei loro mutui con la Cdp. Cambieremo senz’altro questa norma iniqua – ha proseguito Boccia – perché, a partire dalla vicenda di Roma Capitale e di altre grandi città, così come testimoniato da Antonio Decaro e Enzo Bianco, sindaci di Bari e Catania, oggi in rappresentanza di ANCI, è dovere collettivo far risparmiare alle nostre comunità locali risorse utilizzate a rimborso dei debiti che, se ridotte, potrebbero essere destinate ad altre finalità”.

Nel corso dell’audizione presso la commissione Bilancio della Camera, il presidente del Consiglio nazionale Enzo Bianco, il vicepresidente Antonio Decaro e il segretario generale Veronica Nicotra, hanno consegnato un pacchetto di proposte, da inserire nella legge di conversione del Decreto Enti Locali, per consentire a Comuni e Città metropolitane di superare le attuali difficoltà normative e finanziarie che, nonostante lo stop ai tagli dell’ultima Legge di Stabilità, continuano ad appesantire la gestione organizzativa degli enti.

“Viviamo una condizione particolarmente delicata – sottolineano Bianco e Decaro -, nonostante per la prima volta da anni l’ultima Legge di Stabilità non sia intervenuta a penalizzare i Comuni. Tuttavia veniamo da anni di tagli e da norme incerte che continuano ad ingessare la nostra azione amministrativa”. Da qui la richiesta di “norme e proposte dal contenuto impatto finanziario”, ritenute dai sindaci di Bari e Catania, “di carattere urgente e quindi meritevoli di grande attenzione da parte del Parlamento”.

Vogliamo chiudere alcune partite aperte. Ci sono debiti dello Stato verso i Comuni. Prima partita aperta – sottolineano innanzitutto i due esponenti dell’ANCI – è quella relativa al ristoro delle spese pregresse sostenute dai Comuni sede di uffici giudiziari, che ammontano a circa 700 milioni. La nostra proposta è quella di riconoscere ai Comuni 30 milioni annui fino al 2025, oltre all’erogazione delle risorse già stanziate e disponibili presso il ministero della Giustizia. Ancora aperte inoltre – aggiungono – le questioni relative al ristoro del gettito IMU 2015 sui terreni agricoli montani, al recepimento della sentenza della Cassazione sulle piattaforme petrolifere soggette a IMU e ICI e alla revisione delle regole sui diritti aeroportuali, tramite una più razionale procedura di riparto delle addizionali spettanti ai Comuni”.
Bianco e Decaro invocano anche lo stop “alle regole anacronistiche: chiediamo che si riconosca, come fatto nel 2016 per la regola del Patto, l’assurdità della sanzione per la violazione del 2015. Si tratta di 140 Comuni che avevano davanti un bivio: completare un’opera o no, rinunciare ad un finanziamento o rispettare il Patto”.

Consulta anche l’articolo Decreto Enti Locali: la Scheda di lettura del Servizio Studi Senato.

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