Questo articolo è stato letto 0 volte

Decolla il partenariato pubblico-privato

AREZZO – Più di 400 delle oltre 1.800 operazioni proposte nel 2009 con la formula del partenariato pubblico-privato, in Italia, riguardano l’area Centro-Nord della penisola, e di queste 154 in Toscana. Numeri da interpretare quelli che emergono da una ricerca condotta dal Cresme per Aet, azienda speciale della Camera di Commercio di Roma, per fotografare una realtà in profonda evoluzione, con potenzialità di sviluppo non difficili da immaginare. In realtà, l’80% delle partnership proposte pubblico-privato sono ancora legate al settore dei servizi (si tratta di concessioni), mentre il project financing e gli altri strumenti per la realizzazione di opere pubbliche non riescono ad affermarsi. «Il project financing – spiega Stefano Varia, presidente di Ance Toscana ? per la realizzazione delle opere pubbliche non è ancora decollato, se non per alcune grandi infrastrutture, ma sarà uno strumento importante per il futuro». Della stessa idea anche Roberto Giovannini, coordinatore nazionale di Anci Servizi per il settore. «In Italia ? spiega Giovannini – ci sono più di 8.000 comuni, ma sono forse 15.000 i soggetti pubblici che in futuro potrebbero rivolgersi alla finanza privata per realizzare opere pubbliche, facendo ricorso ad uno degli strumenti per il partenariato». Una riflessione sul tema è partita da Arezzo, con un recente convegno organizzato da Confindustria. «Stiamo vivendo una situazione che ? spiega Giovanni Inghirami, Presidente di Confindustria Arezzo ? tra Patto di stabilità e tagli che lo Stato ha attuato ai finanziamenti agli enti locali, non consente a questi ultimi (nemmeno a quelli più virtuosi nei bilanci) una completa ed efficace programmazione e realizzazione di opere ed infrastrutture, privando il territorio di positive ricadute in termini sociali, economici ed occupazionali. Il partenariato pubblico-privato può essere una risposta a questa situazione». Di recente, il ministero delle Infrastrutture ha indicato il project come unico percorso possibile per il completamento della E 78, la superstrada dei Due Mari, destinata a collegare Grosseto a Fano. Un intervento da 4 miliardi di euro, che lo Stato potrebbe cofinanziare al 50%, per renderlo appetibile ai privati. «Per favorire questa soluzione – spiega Inghirami – stiamo lavorando alla costituzione di un comitato promotore unico che veda aderire tutti i soggetti interessati al completamento dell’opera». Le strade a pedaggio sono le classiche opere “calde”, che normalmente attraggono l’interesse dei privati, ma ci sono molte opere meno remunerative, come edifici pubblici, scuole, opere di difesa del suolo, che potrebbero essere realizzate in compartecipazione tra pubblico e privato. «Serve una attenta analisi progettuale – spiega Roberto Giovannini – ricercando sinergie e studiando attentamente il contesto in cui si opera, sia da parte degli enti locali che delle imprese». Se il project financing è ad oggi considerato lo strumento più agile per coinvolgere il privato nella realizzazione di opere pubbliche “calde”, il leasing potrebbe essere lo strumento più efficace per le altre opere. Nell’ultimo anno il ricorso a questo strumento ha fatto registrare una crescita del 23% in Italia, anche se in valore assoluto i numeri sono di scarso rilievo (poco più di 300 milioni di euro) contro i 1.500 della Francia, o i quasi 900 della Germania, dove questo strumento aveva conosciuto un vero e proprio boom negli anni precedenti, per poi frenare bruscamente a causa degli effetti della crisi economica internazionale.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore Centro-Nord

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>