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Debiti p.a., l’Italia rischia una procedura d’infrazione

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La direttiva europea sui pagamenti della p.a. ”rimane in larga misura disattesa” e ”i tempi di pagamento registrati sui nuovi contratti, ai quali si applica la direttiva, sono 2 o 3 volte superiori a quelli fissati dall’Unione europea”. Lo ha sottolineato il 13 settembre, il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, nel corso dell’incontro con il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani e il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, presso l’Ufficio della Commissione Ue a Roma.

Nel ringraziare il vicepresidente Tajani per il suo forte impegno sul tema del ritardo dei pagamenti, Buzzetti ha presentato i primi riscontri del monitoraggio Ance sull’attuazione della direttiva europea in edilizia che mettono in evidenza che “molte amministrazioni stanno rinunciando a sottoscrivere nuovi contratti perché non sono in grado di rispettare i tempi dettati dalla normativa europea.”
In questo quadro va sottolineato tuttavia che il decreto sblocca-debiti del Governo sta funzionando: ad oggi 4 miliardi sui 7,5 previsti dal decreto sono stati pagati alle imprese di costruzione. I punti fondamentali su cui è necessario trovare una soluzione sono la riforma del Patto di stabilità interno e il pagamento di tutti i debiti arretrati, che avrebbero effetti positivi per l’economia del Paese. “Basti pensare che l’effetto dei pagamenti previsti dal decreto del governo alle imprese di costruzione sull’intera economia è di oltre 6 miliardi e mezzo”, ha sottolineato il presidente dell’Ance.

Anche il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti rileva che ”a distanza di 8 mesi dall’entrata in vigore, l’applicazione delle nuove norme in Italia risulta ancora scarsa e, addirittura, il fenomeno dei crediti insoluti è peggiorato nei rapporti tra privati”. I punti delle norme che rischiano di far scattare la procedura di infrazione europea sono due: il termine dei pagamenti di 60 giorni, che è un’eccezione rispetto ai 30 giorni, in Italia può essere utilizzato ”con eccessiva facilità”, ha detto Tajani; poi ”la prassi iniqua non è citata nella normativa italiana”.

Secondo Tajani “luci e ombre” in Italia sull’attuazione della direttiva europea sui tempi dei pagamenti, in particolare per quanto attiene ai debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. Il Commissario europeo, responsabile di Industria e imprenditoria, è positivo che la penisola abbia recepito anticipatamente la direttiva. Ed è “positivo che il Governo Letta abbia annunciato che verranno forniti aggiornamenti mensili sullo stato dei pagamenti”. Tuttavia le cifre stanziate ”non sono esaustive” e la normativa presenta ”lacune”. Tanto che il Governo è stato invitato dalla Commissione europea a dare risposte entro il 4 ottobre; poi Bruxelles avrà dieci settimane per decidere se aprire o meno la procedura di infrazione.

Oltre alle nuove norme, c’è la questione del pregresso e secondo Tajani ”l’Italia deve pagare tutto entro la metà del 2015”, prima che entrino in vigore le nuove norme sul Fiscal Compact. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’economia, finora sono stati messi a disposizione degli enti pubblici debitori 17,9 miliardi e questi hanno provveduto a pagare ai propri creditori debiti scaduti per 7,2 mld. Un passo importante ma non sufficiente. Le imprese lamentano ancora difficoltà.

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