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D.d.l. Delrio, altro rinvio. L’ok previsto per marzo

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Slitta ancora il disegno di legge Delrio, il provvedimento che dovrebbe sancire lo svuotamento delle province. Mentre, nelle scorse settimane, si era cercato di accelerare le tappe per arrivare a un’approvazione entro febbraio, ora i tempi per l’ok definitivo slittano al mese di marzo.

Attualmente il d.d.l. Delrio si trova al Senato, in Commissione affari costituzionali, dopo il via libera ottenuto dalla Camera a fine 2013, che pareva aver impresso una spinta alla riforma delle province.

Ora, invece, il disegno di legge ha subito una nuova frenata: in attesa del testo licenziato dalla Commissione, infatti, il Ministro per gli affari regionali Graziano Delrio ha confermato che, prima di marzo, il progetto di rifondazione del governo locale non potrà essere attuato.

Per le province non dovrebbe cambiare alcunché: la proroga dei commissariamenti, infatti, dovrebbe garantire il proseguo dello stato eccezionale vigente, scongiurando l’indizione di nuovi comizi elettorali in vista delle elezioni già in programma per la prossima primavera.

Ora, infatti, il commissariamento delle province dovrebbe protrarsi sino ad aprile, un margine utile per arrivare all’entrata in vigore del contestatissimo d.d.l. Anche la situazione politica precaria, con la possibilità di un passaggio di testimone tra Enrico Letta e Matteo Renzi a Palazzo Chigi, non dovrebbe costituire un danno per il d.d.l. Anzi, a ben vedere, con il Ministro Delrio che, in caso di avvicendamento alla Presidenza del Consiglio, pare lanciato verso il Viminale, il provvedimento potrebbe addirittura beneficiarne.

A fare da battistrada per questo intricato passaggio storico di addio alle province, la Sicilia, dove, secondo la conformazione emersa dagli ultimi due maxiemendamenti alla legge regionale che istituisce il nuovo governo territoriale, nascerebbero tre città metropolitane mentre, a prendere il posto delle province in carica, arriverebbero i consorzi di comuni.

La condizione posta dalla giunta Crocetta per la costituzione entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge sui liberi consorzi è di coprire una porzione di popolazione non inferiore a 150mila abitanti e, ovviamente, facenti parte di aree territoriali contigue.

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