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Ddl anti-corruzione, il sistema white list va rivisto

Via libera della Corte dei conti al ddl anti corruzione, ma con critiche alla norma sulle opere segretate della manovra economica che aumenta le eccezioni alle regole di trasparenza e si pone in contrasto con l’obiettivo anti corruzione del disegno di legge; da valutare anche l’eventuale costo derivante dall’attuazione della banca dati nazionale sui contratti pubblici e da rivedere il sistema delle white list. E’ quanto ha affermato il presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino, intervenendo all’audizione tenutasi martedì presso le commissione affari costituzionali e giustizia del Senato. Dopo avere premesso alcune considerazioni sul ruolo della magistratura contabile in materia, sottolineando come essa sia attiva sia sul fronte del quotidiano controllo preventivo di legittimità, sia su quello del controllo di gestione che su quello di referto al Parlamento, Luigi Giampaolino ha espresso alcuni rilievi sul provvedimento, complessivamente condiviso nei contenuti e negli obiettivi. In primo luogo ha posto l’attenzione sull’esigenza di coordinamento del testo rispetto alla norma sulle opere «segretate» di cui all’articolo 8, comma 10, della manovra finanziaria «che, se confermato, inciderebbe sull’articolo 16, comma 1, del dlgs. 165, nel senso che consentirebbe a qualsiasi dirigente ministeriale di affidare appalti (sia pure a certe condizioni) con procedure segrete». La perplessità riguarda il fatto che con la norma della manovra «si verrebbero ad allargare le eccezioni alle regole della trasparenza, in contrasto con l’obiettivo perseguito dal disegno di legge ora in esame». Si tratta di una vera e propria critica alla norma contenuta nella manovra, valutata negativamente dalla magistratura contabile. Anche per quel che concerne il sistema di controlli nei confronti dei subappalti la Corte dei conti sottolinea l’esigenza di una «piena e corretta attuazione alla previsione, soprattutto, ove passasse la norma che consentisse un più ampio ricorso alle opere segretate». Una censura netta arriva dalla Corte per quel che attiene alle cosiddette «white list» (elenco di fornitori delle imprese subappaltatrici); in questo caso il documento di osservazioni depositato in audizione non usa mezzi termini affermando che si tratta di un «palese capovolgimento del principio per cui i controlli antimafia devono specificare i mafiosi ed i soggetti a rischio e non quelli immuni da tale vizio». I magistrati contabili notano anche che le modalità previste dall’articolo 5 «possono apparire in contraddizione con i principi comunitari della concorrenza». Più in generale, poi, si sottolinea come «la situazione virtuosa non è uno status consolidato, ma è collegata all’assenza di informazioni negative sul conto del soggetto interessato». La proposta della Corte è comunque quella di affiancare alle ipotesi di rischio di inquinamento mafioso, quelle relative ad altri fattispecie criminali (ad esempio i reati contro la pubblica amministrazione ed il patrimonio). Viene poi apprezzata l’istituzione della Banca dati nazionale dei contratti pubblici (BNDCP) presso l’Autorità di vigilanza, ritenuta «condivisibile», anche se si esprimono dubbi sull’affermazione contenuta nella relazione tecnica, secondo la quale non ci sarebbero costi aggiuntivi a carico della finanza pubblica. Per quel che riguarda poi la qualificazione on line delle imprese ci costruzioni (con i relativi controlli svolti dalle stazioni appaltanti e dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici) la Corte raccomanda che essa sia «accompagnata da particolari cautele e mirati controlli, perché i sistemi telematici possono essere esposti ad azioni volte all’elusione e alla manipolazione».

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