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Dall’Imu alla Tasi: la casa divide ancora

La tassazione immobiliare in Italia somiglia sempre più a un serial televisivo. Con gli interpreti che di volta in volta cambiano ma il copione e, soprattutto, la location no: una grande casa di proprietà. A simboleggiare la condizione che accomuna quasi l’80% degli italiani e che – dopo aver già segnato, in tutto o in parte, il destino del governo Monti, l’ultima campagna elettorale e il cammino percorso fin qui dall’esecutivo di Enrico Letta – rischia di condizionare anche il cammino parlamentare del Ddl sulla legge di stabilità 2014. Che ieri è stato firmato dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e trasmesso sia al Senato che a Bruxelles.

Sulla nuova Tasi sui servizi – che, insieme alla Tari sui rifiuti, dall’anno prossimo formerà il Trise e avrà il compito di sostituire la Tares e sommarsi all’Imu – il Pdl è già partito all’attacco. Intervenendo a «Un caffè con…» su Sky Tg24, il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta, ha affidato ai numeri le sue perplessità: «Leggendo le carte – ha dichiarato – viene fuori una cosa molto strana: l’Imu di Monti era 24 miliardi di euro, comprensivi degli extragettiti degli enti locali; l’Imu 2013, se verrà cancellata la seconda rata, dovrebbe essere attorno a 20 miliardi di euro, quindi 4 miliardi di euro in meno; l’Imu 2014 – ha aggiunto – dovrebbe essere quasi 24 miliardi senza la parte aggiuntiva data ai Comuni, e questa potrebbe portare a 30 miliardi di euro di gettito, e non si saprà se non nel 2015, a consuntivo». Cifre a cui l’ex ministro della Pa ha fatto seguire prima un interrogativo («Io mi chiedo, dov’è la riduzione della pressione fiscale?») e poi un monito al Governo: «Di tutto questo dovremmo parlare in cabina di regia, prima che in Parlamento», altrimenti si rischia un «assalto alla diligenza».

Sugli stessi temi si è esercitato il suo collega di partito, Daniele Capezzone. «Devo confermare e aggravare fino alle virgole tutte le preoccupazioni. Ma davvero – si è chiesto il presidente della Commissione Finanze della Camera – si può accettare il ritorno dell’Imu sotto falso nome, e addirittura con non pochi peggioramenti?». In riferimento al comunicato pubblicato domenica scorsa dal Tesoro secondo il quale dall’arrivo della Tasi non ci sarebbe un aumento del prelievo sugli immobili, Capezzone ha ricordato di avere posto sette punti sul tavolo dell’Economia «che pesano come macigni». A partire dal fatto – ha sottolineato l’esponente del Pdl – che la nota del ministero «fa riferimento solo all’aliquota standard (quando invece ci saranno maggiorazioni molto consistenti, com’è noto), e a partire dalla inaccettabile natura di patrimoniale (neanche troppo “mini”) della nuova imposizione». Nel ricordare che la nuova tassa sui servizi partirà dall’1 per mille ma che in realtà nel 2014 potrà arrivare al 2,5, Capezzone ha quindi ribadito che il «rischiostangata » c’è eccome.

Di diverso avviso il Pd. Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, in un’intervista alla Stampa ha ricordato che «per evitare che la somma delle due tasse nella nuova service tax comporti un aggravio fiscale per i cittadini, il Governo ha fissato l’aliquota massima per il 2014 al 2,5 per mille e ci ha messo sopra un miliardo per arginare il rischio che i Comuni siano costretti ad elevare il carico». Elementi sufficienti, a suo dire, per «escludere che la nuova tassa superi, per ammontare, la sommatoria delle due imposte che va a sostituire».

Come se non bastasse, l’esecutivo deve sciogliere un altro nodo collegato al “mattone”: l’addio al saldo dell’Imu 2013. Dando per chiusa la partita sulla prima rata – anche se il Dl 102 che la dispone attende ancora l’ok definitivo del Senato, ndr – quella sulla seconda non è nemmeno iniziata. Il fatto nuovo è che anche il Pd sembra essersi convinto a sopprimerla. Almeno a sentire ieri il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, ai microfoni di Mix24 su Radio 24: «Non si pagherà». Ma non è ancora chiaro con quali risorse, come confermato sempre da Fassina: «Dobbiamo coprire 2,4 miliardi di euro che è molto difficile trovare». In teoria per reperirli c’è tempo fino al 16 dicembre; in pratica, bisognerà individuarli il prima possibile se non si vuole scaricare una tensione in più sull’iter parlamentare della legge di stabilità.

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