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Dall’energia ai taxi: ok con fiducia

ROMA – L’attribuzione alla Presidenza del Consiglio del ruolo di cabina di regia dell’azione di promozione della libera concorrenza. La creazione di un Tribunale delle imprese anche a Trento con l’impegno del Governo a dare una risposta al nodo di Bolzano (aziende di lingua tedesca). Le nuove restrizioni alla costituzione di società di capitali tra professionisti. La tassa anti-furbetti sugli yacht per impedire l’aggiramento delle imposte con l’immatricolazione delle barche in Stati esteri. Con questo micro-pacchetto di novità confluite nel maxi-emendamento, su cui ieri al Senato il Governo ha incassato la nona fiducia con 237 sì (225 nel precedente voto su una blindatura), 33 no e 2 astenuti, si è chiusa la lunga maratona sul decreto liberalizzazioni, che ha prodotto oltre 140 modifiche. Una rivisitazione del testo ad ampio raggio quella operata a Palazzo Madama. Con una frenata su professioni e taxi, la stretta sulle banche, la rivisitazione del capitolo assicurazioni (pacchetto anti-frodi e agevolazioni per gli automobilisti), l’apertura di nuove farmacie, la più netta separazione di Eni e Snam, l’aumento dei Tribunali delle imprese, l’introduzione del rating antimafia per le aziende e anche dell’Imu sulla Chiesa ma non per scuole e ostelli. Dopo il via libera di ieri del Senato, con nuove tensioni per i mancati ritocchi attesi dalle banche sulla stretta alle clausole collegate alle linee di credito, il provvedimento passa ora alla Camera dove dovrà ottenere il disco verde definitivo entro il 24 marzo. E anche per la ristrettezza dei tempi a disposizione appare improbabile che Montecitorio riesca ad apportare altre correzioni al testo. I nodi rimasti in sospeso, ovvero la cancellazione dello stop alle clausole sulle linee di credito e la tesoreria unica, contro la quale ieri ha nuovamente protestato a Palazzo Madama la Lega (con conseguente espulsione dall’Aula di Piergiorgio Stiffoni decisa dal presidente del Senato, Renato Schifani), sono destinati ad essere sciolti con due emendamenti, rispettivamente, al decreto semplificazioni e al decreto fiscale. Il restyling del decreto può dunque essere considerato concluso, almeno per i capitoli più importanti, a Palazzo Madama. «Credo che il Senato abbia reso un buon servizio nell’interesse dei cittadini», ha sottolineato il presidente Schifani. Soddisfazione è stata espressa anche da Pdl e Pd. «È filato tutto liscio, a me pare che anche quelli che votano no avrebbero voluto votare sì», ha detto la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro, aggiungendo, in riferimento al nodo tesoreria unica, che sarebbe necessario allentare il patto di stabilità per i Comuni più virtuosi. Il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, ha tenuto a sottolineare che il Senato «ha lavorato non al servizio delle lobby ma nell’interesse della democrazia». Il Terzo Polo, pur votando sì, ha ribadito che si attendeva qualcosa di più. Dura la Lega, non solo sulla tesoreria unica: Roberto Maroni ha definito un abuso la scelta della fiducia. Il Carroccio darà battaglia anche alla Camera. Il testo che approda a Montecitorio prevede anche l’esclusione della Protezione civile dalla gestione degli appalti per i grandi eventi e il rafforzamento della class action. Sul fronte del credito, il mutuo diventa portabile e arriva il conto corrente gratuito per i pensionati con assegni sotto i 1.500 euro. Sul versante delle assicurazioni, sono velocizzati i risarcimenti per il furto e l’incendio di auto e l’aggiornamento dei premi assicurativi. Previsto anche un pacchetto anti-frodi (pene fino a 5 anni). La separazione Eni-Snam interesserà anche gli stoccaggi. Cambierà poi il meccanismo di remunerazione degli asset per i concessionari. Arriva la tassa sulle imprese per finanziare l’Antitrust, non troppo gradita al mondo delle attività produttive e a rischio-ricorsi, e nasce subito (entro il 31 maggio) l’Authority dei trasporti, svuotata però di competenze sui taxi.

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