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Dalla riforma del Senato alle unioni civili, tutti i nodi delle Camere

Corsa a ostacoli alle Camere che hanno in agenda una serie di provvedimenti che rischiano di slittare a dopo la pausa estiva se non verranno approvati prima dell’8 agosto quando, presumibilmente i presidenti manderanno in ferie i parlamentari. Si va dalla scuola alla riforma della p.a., ma la partita più complessa sembra quella della riforma del Senato.

Qualcosa di più si capirà oggi quando la presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro, svolgerà la relazione sulla riforma. Subito dopo si stabilirà il calendario con le audizioni e la nomina del o dei relatori. Nelle intenzioni del governo c’è di incassare il via libera di Palazzo Madama prima della pausa estiva, cioè al massimo entro l’8 agosto, con l’obiettivo, annunciato dal premier Matteo Renzi di procedere con il referendum a giugno 2016. Tempi stretti, quindi, che confermerebbero l’originario disegno dell’esecutivo di non modificare l’attuale testo del d.d.l., per evitare anche che si vadano ad intaccare i precari equilibri dei numeri e politici al Senato, dove la maggioranza non può più contare sui voti di Forza Italia.

Ma sul cammino delle riforme si aprono nuovi fronti, sia interni al Pd che esterni. Il principale nodo da sciogliere è quello dell’eleggibilità, o meno, del futuro Senato. La minoranza Pd (25 senatori) chiede che in qualche modo sia possibile l’elezione popolare anche dei futuri componenti di Palazzo Madama. L’attuale articolo 2 della riforma dice invece che devono essere i consigli regionali a nominarli, in numero di 74 (cui vanno aggiunti 21 sindaci). Fra i renziani e i bersaniani si starebbe cercando un accordo sulla base del quale, per il ”Principio di riconoscibilità”, al momento delle elezioni regionali verrebbe individuato un minilistino per consentire direttamente all’elettore di indicare i consiglieri regionali da inviare poi in Senato. La ”riconoscibilità” però non potrebbe però essere inserita nell’articolo 2 del ddl costituzionale perché altrimenti bisognerebbe ricominciare daccapo il lungo iter (4 passaggi parlamentari) della riforma, ma dovrebbe finire in un articolo nuovo dello stesso disegno di legge.

Facciamo il punto sui provvedimenti ‘caldi’ fermi alle Camere:

RIFORMA DEL SENATO – La riforma del bicameralismo perfetto, dopo l’approvazione alla Camera con l’Aventino delle opposizioni è approdata al Senato ed è stata assegnata alla Commissione Affari Costituzionali il 13 marzo scorso. Va approvata possibilmente entro il luglio 2016 quando entra in vigore l’Italicum che prevede la legge elettorale solo per Montecitorio che resta la sola Camera elettiva. La minoranza Pd, ma anche alcuni partiti dell’opposizione chiedono che anche Palazzo Madama sia elettivo. Al Senato i numeri sono risicati per la maggioranza.

RIFORMA P.A.  – In discussione alla Camera è in calendario in Aula per martedì in coda alla riforma della scuola. Ha subito molte modifiche durante l’esame e dovrà poi passare all’esame di Palazzo Madama. È dunque scontato il via libera in autunno.

SCUOLA – Resta caldo il fronte della riforma ribattezzata dal governo ‘la buona scuola’. Il testo, dopo il via libera di Palazzo Madama è in esame alla Camera e approderà in Aula martedì. Dovrebbe avere il via libera definitivo in tempi rapidi ma restano le proteste di professori, studenti e sindacati.

PENSIONI OK ENTRO 20 LUGLIO – Dopo il via libera della Camera il decreto che ristabilisce una quota per i rimborsi ai pensionati privati delle rivalutazioni è in discussione al Senato, e va approvato entro il 20 luglio, pena la sua decadenza.

UNIONI CIVILI – Il testo che dovrebbe regolamentare le unioni tra coppie dello stesso sesso, ma anche le convivenze, è in discussione in Commissione Giustizia a Palazzo Madama. Sul provvedimento pesano quattromila emendamenti. Il premier Matteo Renzi ha pronosticato che possa avere un primo ok tra luglio e settembre.

PRESCRIZIONE – La riforma è in discussione in Commissione Giustizia al Senato, dopo l’ok della Camera. Sul provvedimento, direttamente collegato all’anti-corruzione, pesano i dubbi di Ncd. Diversi, però, i testi in esame nella stessa commissione a partire dalle unioni civili.

RIFORMA RAI – Il testo che prevede, tra l’altro, un nuovo meccanismo di nomina del consiglio di amministrazione dell’azienda pubblica è in commissione Lavori Pubblici al Senato. In caso il provvedimento non proceda il premier ha avvertito che procederà in base alla legge Gasparri.

REATO DI TORTURA – Dopo il via libera alla Camera anche a seguito della sentenza della Corte di Strasburgo sulla scuola Diaz, il testo è stato incardinato in commissione Giustizia al Senato ma non è ancora iniziato l’esame.

NUOVA CLASS ACTION – Il provvedimento, che prevede l’estensione della class action dal codice dei consumatori al codice di procedura civile, nato in quota opposizione, a prima firma del deputato Cinquestelle Alfonso Bonafede, è stato poi sottoscritto dal Pd, deve ancora iniziare l’iter in commissione Giustizia al Senato, sul provvedimento pesa la forte contrarietà degli industriali.

CONFLITTO DI INTERESSI – Il provvedimento, da un anno nell’agenda della commissione Affari Costituzionali, dovrebbe essere riformulato e un comitato ristretto è al lavoro per formulare un testo base.

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