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Dalla giustizia agli immigrati, tutti gli scogli

ROMA – Dalla legge salva premier alle misure anti corruzione, dal federalismo fiscale al biotestamento, dall’immigrazione alla legge di stabilità in cima all’agenda della Camera proprio in questi giorni. Di potenziali trappole per far cadere il governo ? se di trappole ci sarà bisogno ? sono lastricate le strade parlamentari che separano, come il giorno la notte, Pdl e Lega dai finiani del Fli. Sono almeno otto grandi capitoli di un libro, quello dell’ormai ex maggioranza di centro-destra, che trenta mesi dopo continua ad avere troppe pagine in bianco ancora tutte da riempire. Pagine impegnative, dentro le quali si annidano altrettanti possibili agguati parlamentari se, come ha promesso, prima di salire al Colle e dimettersi Berlusconi aspetterà di “andare sotto” al momento del voto di una legge. Che non sarebbe mai una legge qualsiasi, una “a caso”. E naturalmente se i futuristi in blocco confermeranno i loro «no», soprattutto alla Camera dove con i numeri che hanno possono spostare gli equilibri politici. Tra strappi e apparenti segnali di pace, trenta mesi dopo il Berlusconi quater si trova a confrontarsi con gli ex alleati del Fli su un blocco di ddl che hanno continuato a lacerare la maggioranza e a diventare terreno fertile di scontro continuo per i finiani, fino alla rottura consumata domenica. Ma ora si balla forse senza più possibilità di “dire e non dire”. Ogni voto contro significherebbe stavolta staccare la spina al governo. Trenta mesi e 190 leggi dopo ? quelle finora approvate nella XVI legislatura ? il primo test sarà sulla legge di stabilità (si veda servizio a pag. 2), l’ex finanziaria. Sulla quale i finiani alla Camera vantano di avere già strappato le prime concessioni da Tremonti: 1 miliardo per assicurare la dote necessaria per far decollare la delega per la riforma dell’Università, così come il piano per il Mezzogiorno, tutto da realizzare. Sul testo pende il primo possibile banco di prova: la possibile richiesta di fiducia da parte del Governo. Ma è sul corposo e complicato “pacchetto giustizia”, che il gioco del passaggio del cerino può bruciare le dita in qualsiasi momento nel centro-destra. Con tre provvedimenti ad alto rischio già all’esame delle Camere: il “lodo Alfano” costituzionalizzato al Senato, lo stop alle intercettazioni telefoniche e il processo breve a Montecitorio. Sul “lodo Alfano” pende da parte del Fli quanto meno la riserva sulla possibilità che possa essere utilizzato dalla stessa persona per più di un incarico: in soldoni, che Berlusconi possa usare lo scudo prima come premier, poi magari come capo dello Stato (o di nuovo come premier). Sulle intercettazioni telefoniche, nonostante il testo fermo in aula a Montecitorio sia frutto di un accordo Pdl-Fli, i finiani contestano l’ultima tentazione anti-giudici e la stretta alla stampa di recente rilanciate da Berlusconi; mentre il processo breve è stato da tempo lasciato su un binario morto in attesa degli eventi. Storia a sé fanno le misure anti-corruzione, una delle bandiere di Fini a Bastia Umbra: rimaste a lungo sepolte nei cassetti delle commissioni del Senato, sono state rilanciate dopo la denuncia di finiani e centrosinistra. Ironia della sorte, in settimana dovrebbe esserci il primo voto degli emendamenti. Col Fli che però chiede mano più severa e l’ineleggibilità dei corrotti. Spaccatura netta su immigrazione e biotestamento. Sugli immigrati, i finiani hanno dovuto subire lo stop alla pdl sul più ampio e più veloce diritto di cittadinanza per gli immigrati. Mentre sul testamento biologico (pure fermo in commissione alla Camera dopo il primo sì del Senato) il Fli chiede di “laicizzare” il testo sulla parte più controversa, l’idratazione e l’alimentazione forzata. Capitolo a sé merita il federalismo fiscale. Unità, solidarietà, Sud: questi i cavalli di battaglia del Fli in chiave anti Carroccio. Ma non solo. Intanto il tempo stringe e il parlamento attende ancora due decreti attuativi della riforma. Con tanta voglia di perdere tempo o di impallinarli. Come la Lega sa bene e teme più di tutto, prima ancora che di andare subito al voto.

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