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Dalla benzina i fondi alla cultura

ROMA – Il Governo cerca di rivitalizzare la cultura con un’iniezione di 236 milioni, di cui 149 destinati a rimpinguare le magre dotazioni del Fondo unico per lo spettacolo (ferme quest’anno a 258 milioni), 80 alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico e 7 agli istituti e alle istituzioni culturali. Dopo settimane di polemiche sul taglio dei finanziamenti allo spettacolo e con una tre giorni di scioperi alle porte (ora revocata), il Consiglio dei ministri ha approvato ieri un decreto legge che ridà un po’ di fiato all’intero settore dei beni culturali. E soprattutto, rende il ripristino dei fondi strutturale e non più ostaggio delle esigenze dei conti statali. La copertura delle nuove risorse arriverà attraverso l’aumento di alcuni centesimi delle accise sulla benzina, che servirà anche a garantire il tax credit per il cinema, che, in base all’ultimo decreto milleproroghe (legge 10/2011) avrebbe dovuto trovare i finanziamenti attraverso l’aumento di 1 euro dei biglietti di ingresso nelle sale. Il Governo – ha spiegato ieri Gianni Letta presentando le misure del decreto legge relative alla cultura – si è reso conto che le preoccupazioni dei gestori cinematografici sull’aumento di 1 euro del prezzo dei biglietti erano fondate. Si rischiava, ha affermato il sottosegretario di Palazzo Chigi, di far calare il pubblico dei cinema e così quella misura è stata accantonata e si è puntato sulle accise. Soluzione che però fa arrabbiare i consumatori e anche i gestori delle stazioni di servizio. Per una norma del “milleproroghe” che va in soffitta, una che rientra. Nel decreto legge compare, infatti, anche una disposizione ad hoc per Pompei che faceva parte del decreto legge di fine anno e poi in sede di conversione venne espunta. Si tratta – ha chiarito Salvo Nastasi, capo di gabinetto dei Beni culturali – di un piano straordinario di manutenzione per il sito archeologico, a cui si aggiungono poteri più incisivi nelle mani del sovrintendente archeologo di Pompei in materia di tutela e un utilizzo più snello delle dotazioni ministeriali e di quelle regionali provenienti dai fondi Fas. Rinforzato anche il personale: arriveranno 30 giovani architetti e archeologi e 50 operai specializzati. Sempre in tema di organici, sono stati sbloccati i concorsi e i Beni culturali ritorneranno ad assumere per coprire i vuoti provocati dai pensionamenti. Tutte misure la cui paternità Letta ha voluto attribuire anche all’ex ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che ieri è stato sostituito da Giancarlo Galan: «Con Bondi avevamo preso un impegno – ha affermato Letta – e l’abbiamo rispettato». In particolare, per quanto riguarda il fondo unico per lo spettacolo, con i nuovi finanziamenti si arriva a 422 milioni: ai 258 stanziati inizialmente ci sono, infatti, da aggiungere i 15 reintegrati con il “milleproroghe” e i 149 arrivati ieri. Ma sono stati anche scongelati i 70 milioni, di cui 26 destinati al Fus, che erano finiti in una sorta di fondo di garanzia in attesa di sapere quali saranno gli incassi della gara dell’asta per le frequenze. I Beni culturali hanno infatti ottenuto dal ministero dell’Economia l’esonero dal congelamento, già accordato all’università, alla ricerca e al cinque per mille. Unanime la soddisfazione del mondo politico. Apprezzamenti sono arrivati anche dall’imprenditoria («un grande traguardo» ha commentato Aurelio Regina, presidente di Unindustria) e da quello culturale («ci consente di non chiudere», ha sottolineato il direttore del Piccolo di Milano, Sergio Escobar, ai microfoni di Radio 24).

Gli interventi

LE RISORSE Il decreto legge approvato ieri dal consiglio dei ministri stanzia 236 milioni per la cultura: 149 reintegrano il fondo unico per lo spettacolo (Fus), 80 sono destinati alla salvaguardia del patrimonio storico e artistico, 7 agli istituti e alle istituzioni culturali. Le risorse saranno finanziate con l’aumento delle accise della benzina, che coprirà anche il tax credit per il cinema.

POMPEI Il Dl prevede anche un piano straordinario di manutenzione per Pompei, che potrà contare su maggiori poteri del soprintendente archeologo e su margini di manovra più ampi nell’utilizzo dei fondi del ministero e di quelli Fas provenienti dalla regione Campania. Rinforzati anche gli organici, con l’innesto di tecnici e operai specializzati.

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