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D’Alia: dati incompleti su autoblu e consulenze

Un miliardo dalle auto blu e 1,3 mld dalle consulenze. È quanto si potrebbe risparmiare se solo si conoscessero fino in fondo le spese degli enti locali. Ma il ministero della funzione pubblica continua ad avere problemi nell’acquisizione dei dati. Lo ha ammesso il ministro Gianpiero D’Alia commentando i lavori parlamentari sulla conversione in legge del dl 101/2013 all’esame del senato. «Abbiamo il problema di non riuscire ad acquisire compiutamente tutti i dati: dalle informazioni in nostro possesso risulta che il costo delle consulenze nelle pubbliche amministrazioni italiane è di oltre 1,3 miliardi di euro. Anche questo è un dato grezzo, che fa riferimento all’acquisizione di elementi e di dati provenienti da circa il 70% delle amministrazioni».

Il decreto 101, ha ricordato il ministro, interviene a restringere questo tipo di spese, «a cominciare dalle norme che riguardano le auto blu e le consulenze, prevedendo una maggiore contrazione degli stanziamenti, maggiori controlli e, soprattutto, evidenziando la necessità che la Funzione pubblica sia messa nella condizione di avere tutti i dati da parte di tutte le pubbliche amministrazioni e soprattutto dal sistema delle regioni e delle autonomie locali, per effettuare i controlli la cui competenza è attribuita per legge al ministero».

Il confronto sul decreto proseguirà martedì al senato. Facile immaginare che uno dei punti più controversi sarà la stabilizzazione dei precari che un emendamento del relatore, Giorgio Pagliari, vorrebbe addirittura estendere fino a tutto il 2016. Per D’Alia «non si può continuare a far finta che il problema non esista. Ci sono circa 122.000 contratti flessibili con un aumento negli ultimi cinque anni di 10.000 unità», ha precisato il numero uno di palazzo Vidoni. «Si tratta di una evidente anomalia del sistema. Nonostante si sia proceduto a stabilizzazioni nel 2007 e 2008, il fenomeno non si è esaurito ma è aumentato. Il governo precedente ha fatto proroghe. Noi non ne possiamo fare altre. Vogliamo con questo decreto progressivamente chiudere la partita del precariato».

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