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Dal registro stangata per gli enti locali

È destinata a colpire soprattutto gli enti locali la riforma della tassazione indiretta – Registro e imposte ipocatastali – che dal 1° gennaio 2014 riguarderà i trasferimenti immobiliari. Per tutte le operazioni dei Comuni non assoggettate ad Iva la botta sarà pesante: sul versante delle vendite, ad esempio, non saranno più agevolate le cessioni di alloggi sociali, di aree Peep e/o Pip, di aree o opere di urbanizzazione a scomputo o in esecuzione di convenzioni di lottizzazione, di immobili di interesse storico-artistico; sul versante degli acquisti, poi, nuove e più pesanti aliquote di tassazione riguarderanno tutti gli acquisti di beni immobili (terreni o fabbricati), compresi gli espropri e i trasferimenti da privati.

A delineare questo scenario è l’articolo 10 del Dlgs 23/2011, che entrerà in vigore dall’anno prossimo. La norma modifica radicalmente la tassazione a Registro dei trasferimenti immobiliari, e incrementa l’imposta fissa da 168 a 200 euro. Nelle operazioni imponibili ad Iva, invece, non ci saranno modifiche apprezabili, dal momento che per, effetto della alternativa Iva/Registro, troverà applicazione l’imposta fissa.

Per la generalità degli atti, l’aliquota base passa dall’8 al 9 per cento; l’unica deroga riguarderà le prime case non di lusso, il cui trasferimento sconterà un’aliquota che passa dal 3 al 2 per cento. Tutte le altre ipotesi di tassazione dei trasferimenti immobiliari previste dall’articolo 1 della Tariffa, parte I° – di solito più favorevoli rispetto all’aliquota dell’8% – vengono abrogate. Allo stesso tempo, l’articolo 10 sopprime tutte le ulteriori agevolazioni, e introduce un minimo fisso da mille euro per i trasferimenti immobiliari.

Altre novità sono state poi introdotte dall’articolo 26 del Dl 104/13. Per i soli trasferimenti immobiliari, dal 1° gennaio le attuali imposte ipotecarie e catastali verranno sostituite da una tassa fissa di 50 euro per ognuna delle due imposte; nelle altre ipotesi di tassazione l’imposta fissa, oggi fissata in 168 euro per ognuna delle tre imposte (Registro, ipotecaria e catastale), aumenta a 200 euro.

Queste novità rivoluzionano l’articolo 1 della Tariffa, che ora prevede due sole ipotesi di tassazione a Registro degli atti di trasferimenti della proprietà e dei diritti reali su immobili: l’aliquota ordinaria passa dall’8 al 9%, e resta una sola aliquota ridotta per i trasferimenti di prime case non di lusso, che passa dal 3 al 2%: resta in ogni caso ferma la misura minima di 1000 euro: una tassazione che risulta quanto mai regressiva e penalizzante in relazione ai tanti provvedimenti di esproprio di modesto importo. La costituzione di un diritto di servitù o l’esproprio di un reliquato stradale da poche centinaia di euro subirà aumenti di tassazione anche oltre il 300%.

A colpire gli enti locali è anche l’abrogazione di molti “regimi speciali”. Rispetto all’attuale imposta fissa di Registro, verrà applicata l’aliquota proporzionale del 9% sugli atti di trasferimento di aree Peep o Pip, le concessioni del diritto di superficie, le cessioni gratuite di aree a Comuni, atti e contratti di attuazione di programmi di edilizia residenziale, gli espropri di aree produttive, gli atti di redistribuzione immobiliare e le operazioni di ricomposizione fondiaria. Stesso incremento di aliquote per le cessioni di aree o opere a scomputo: dato atto che l’articolo 51 della legge 342/2000 esclude da Iva le cessioni nei confronti dei Comuni di aree od opere di urbanizzazione a scomputo o in esecuzione di convenzioni di lottizzazione. Dal 2014 l’agevolazione sarà ridotta per effetto dell’inasprimento dell’aliquota di Registro, che compenserà quasi del tutto l’esclusione da Iva di queste operazioni.

Molti aumenti colpiranno poi le cessioni di alloggi sociali non soggette ad Iva da parte di Comuni e Iacp, che al posto del Registro fisso di 168 euro sconteranno 100 euro di ipotecaria e catastale più il 2% di Registro.

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