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«Dai musei ai privati 3 miliardi»

ROMA – Il patrimonio dei beni culturali in Italia può divenire un «moltiplicatore di ricchezza», un «generatore del Pil» e «un motore per lo sviluppo e la crescita». Ne è convinto Mario Ciaccia, amministratore delegato di Biis (Banca infrastrutture innovazione e sviluppo di Intesa SanPaolo) che ieri ha proposto una formula innovativa per una gestione più imprenditoriale di musei, monumenti, siti archeologici, biblioteche e archivi. Lo schema è questo: si parte dalla suddivisione del territorio in “bacini di beni culturali” la cui tutela e conservazione è delegata a nuove società ad hoc possedute al 100% da Stato ed enti locali. Queste nuove spa vendono concessioni, con durata ventennale, a società possedute al 100% dai privati che gestiscono i beni culturali suddivisi per aree territoriali, rispettando i paletti posti dallo Stato. «I primi trenta siti culturali in Italia, gestiti dai privati con concessioni a 20 anni che renderebbero 500 milioni l’anno di canoni allo Stato, a regime, entro cinque anni, potrebbero generare un fatturato pari a 3 miliardi», calcola Ciaccia. Che il patrimonio culturale e artistico dell’Italia sia tra i più grandi al mondo è noto. Ma un rapporto curato dal Centro ASK Bocconi e dall’ufficio studi di Intesa San Paolo, presentato oggi in occasione del convegno a Roma su «Beni culturali, identità e crescita», evidenzia la cattiva gestione italiana. Il fatturato commerciale dei musei in Italia è equivalente a quello di un solo grande museo statunitense: tra il 2007 e il 2008, il merchan-dising del Metropolitan ha incassato 53 milioni di euro contro i 40 milioni di tutti i musei italiani. Sono questi i numeri che ha in mente Ciaccia per gestire al meglio il patrimonio culturale italiano e avviare un volano per la crescita. I beni immobili architettonici e archeologici protetti italiani sono circa 52.000 (51.693 censiti nel 2004 su più di 55.000 chilometri quadrati) contro 43.000 della Francia, 28.000 del Regno Unito, 16.000 della Spagna, ricorda il rapporto. Il patrimonio culturale italiano genera una spesa annua di circa 9 miliardi (lo 0,4% del Pil) di cui 7,3 miliardi a carico dello Stato. Il rimanente 20% di spesa è suddiviso tra mecenati (soprattutto le Fondazioni bancarie) e autofinanziamento (biglietti, bookshops e merchandising).

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