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Dai ministeri al taglia-bonus, tutte le incognite per il pareggi

Tagliare drasticamente le previsioni di crescita, senza per questo modificare il quadro di finanza pubblica e prevedere fin d’ora il ricorso a una nuova manovra. È l’esercizio, alquanto complesso, che il Governo ha affidato alla Nota di aggiornamento del Def. Dal punto di vista dei numeri, non vi è dubbio che se l’economia rallenta di 2 punti nell’intero periodo 2011-2014, nonostante la poderosa correzione di 59,8 miliardi a regime, occorra intervenire nuovamente. Altrimenti l’appuntamento con il pareggio di bilancio non può che slittare, a meno che non si sia previsto fin d’ora di incassare di più da alcune misure contenute nella manovra, oppure di ridurre con maggiore vigore la spesa. L’attenta lettura del documento approvato ieri dal Consiglio dei ministri offre diversi spunti al riguardo. Buona parte della partita, anch’essa ad altro rischio, la si giocherà sul taglio delle agevolazioni fiscali e assistenziali. Taglio orizzontale, secondo il meccanismo previsto dalla «clausola di salvaguardia», oppure riduzione mirata, se mai la riforma fiscale vedrà la luce entro un anno. Ridurre di 4 miliardi i «regimi di favore» nel 2012, di 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi nel 2014 già appare di per sé operazione ardita per gli alti costi sociali e di consenso a essa correlati. Drastica cura dimagrante che peraltro dovrà essere imposta a pochi mesi dalle elezioni, se mai la legislatura si chiuderà nel suo termine naturale. In caso di elezioni anticipate, la patata bollente cadrà interamente nelle mani del nuovo Governo. Le incognite crescono. L’altra scommessa su cui regge il nuovo quadro previsionale del Governo è il conseguimento di un avanzo primario di tutto rispetto: il 5,7% del Pil nel 2014. Sarebbe un record assoluto, perché quando nel 1998 entrammo nell’euro, tenendo fede a un impegno preciso assunto dall’allora ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, il saldo al netto degli interessi si attestò attorno al 5,2% del Pil. La convinzione del Governo è che proprio «la piena applicazione» delle misure fiscali contenute nella manovra consentirà di raggiungere un «ampio avanzo primario» già nel 2013 (5,4%), «idoneo a porre il debito pubblico su uno stabile sentiero discendente». Il problema è che per realizzare un avanzo primario di tale entità, occorre che il sostegno del denominatore, vale a dire la crescita, sia ben più consistente di quello ipotizzato da Ocse, Fondo monetario, Commissione europea a da ultimo da Confindustria. Peraltro, occorrerà mettere nel conto anche l’aumento della spesa per interessi (sia pur contenuto per effetto della politica di allungamento delle scadenze), che deriva dal progressivo ampliamento dello spread tra i nostri Btp e i Bund tedeschi. Ci si affida nel documento del Governo a meccanismi «di tipo non keynesiano» e al «miglioramento delle aspettative degli agenti economici». C’è da augurarsi che sia così, anche se una pressione fiscale nei dintorni del 44% del Pil fa ritenere che i margini per politiche “espansive” o di semplice sostegno a imprese e famiglie siano alquanto esigui. Quanto al debito pubblico, il percorso di rientro verso il 112,6% del 2014 (ora siamo al 120%) è quello del Def di aprile. Nessuna ipotesi dunque di ulteriore riduzione, almeno per ora, per effetto dell’annunciato programma di dismissioni e valorizzazione degli asset pubblici che dovrebbe partire con il “seminario” in programma il 29 settembre. L’ultima incognita che pesa sul nuovo quadro previsionale è il grado di effettiva realizzabilità delle due maxi manovre di luglio e agosto. Una riflessione a parte merita il taglio ai ministeri: 7 miliardi nel 2012, 6 nel 2013, 5 a decorrere dal 2013. Cifre imponenti, difficilissime da realizzare perché intervengono dopo la cura dimagrante imposta dalle precedenti manovre del 2008-2010, cui si aggiungono i tagli già inseriti nel bilancio di assestamento (2,4 miliardi) quale “prenotazione” (un’altra clausola di salvaguardia) dei futuri incassi dell’asta sulle frequenze tv. Ieri l’asta si è conclusa e sono previsti incassi per 3 miliardi. Con quale destinazione?

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