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Dai libri paga ai registri rifiuti. La burocrazia schiaccia le pmi

Dalla tenuta dei libri paga alle comunicazioni per assunzioni o cessazioni di lavoro, dal piano operativo sicurezza alla tenuta dei registri dei rifiuti. Si aggiungano poi gli adempimenti fiscali che, tra Iva, Tares, Irap, Imu, fanno una scadenza ogni tre giorni, e il risultato è presto detto: le imprese sono schiacciate dal peso della burocrazia, che costa, in media, 7 mila euro l’anno a ciascuna pmi e, in totale, 31 miliardi di euro. Ma non basta. Perché lungaggini e ritardi della pubblica amministrazione stanno tagliando le gambe anche ai professionisti: un ingegnere che fa domanda per una procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) deve aspettare in media 337 giorni per ottenerla. Ne occorrono invece 333 tanto per l’autorizzazione unica per le energie rinnovabili, quanto per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e così via. È quanto emerge dalla ricognizione di ItaliaOggi Sette, che ha fotografato quanto incide e quanto costa la burocrazia negli affari di imprese e professionisti. Un fenomeno che ha raggiunto una dimensione tale che oggi è nata una nuova professione: quella dello «sburocrate», che si sostituisce all’imprenditore o al professionista nel rapporto con la p.a., promettendo, a pagamento, di accorciare i tempi di rilascio dei documenti (si veda altro servizio a pag. 4). Ma entriamo nel dettaglio.

Adempimenti e costi per le imprese. Il Centro studi Cna ha conteggiato tutti gli adempimenti fiscali a cui deve sottostare ogni anno una piccola impresa in contabilità ordinaria, con tre dipendenti e un collaboratore esterno. Ed è emerso che ogni azienda che svolge una decina di operazioni all’anno con l’estero e che ha avuto un appalto e un subappalto, deve star dietro a 70 scadenze all’anno: ovvero una ogni tre giorni. Secondo l’ultimo rapporto realizzato dalla Cgia di Mestre sul tema «burocrazia», invece, il settore che incide di più sui bilanci delle pmi è quello del lavoro e della previdenza: la tenuta dei libri paga, le comunicazioni legate alle assunzioni o alle cessazioni di lavoro, le denunce mensili dei dati retributivi e contributivi, l’ammontare delle retribuzioni e delle autoliquidazioni costano al sistema delle pmi complessivamente 9,9 miliardi all’anno (6,9 miliardi in capo al lavoro, 3 miliardi riconducibili alla previdenza e all’assistenza). Su ciascuna pmi il costo medio annuo è di 2.275 euro. La sicurezza nei luoghi di lavoro, invece, pesa sul sistema imprenditoriale per un importo complessivo pari a 4,6 miliardi di euro. La valutazione dei rischi, il piano operativo di sicurezza, la formazione obbligatoria del titolare e dei dipendenti sono solo alcune delle voci che compongono i costi di questo settore. Ogni azienda è costretta a subire un peso economico annuo di 1.053 euro. Nel settore dell’edilizia, invece, secondo la Cgia il costo medio annuo è di 4,4 miliardi, pari a un importo medio per ciascuna pmi di 1.016 euro. Mentre l’area ambientale pesa sul sistema per 3,4 miliardi di euro l’anno: le autorizzazioni per lo scarico delle acque reflue, la documentazione per l’impatto acustico, la tenuta dei registri dei rifiuti e le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera sono le voci che determinano la gran parte degli oneri di questa sezione gravano su ogni pmi con un costo annuo medio di 781 euro.

I professionisti. Non se la passano meglio i professionisti, soprattutto quelli tecnici, che quotidianamente devono interfacciarsi con la pubblica amministrazione per ottenere decine di autorizzazioni per avviare i lavori. Per questo, il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri ha elaborato una ricerca dal titolo: «Per il rilancio del paese: sussidiarietà e semplificazione. Le opinioni degli ingegneri». Si tratta di uno studio basato su una serie di questionari sottoposti a quasi 8.500 ingegneri. Particolarmente rilevanti sono state le risposte relative alle procedure che i professionisti sono tenuti a seguire nell’esercizio della loro attività. Una di queste è la Via. Circa il 9% degli ingegneri ha avuto esperienza professionale diretta della procedura di Valutazione di impatto ambientale nell’ultimo anno. La gran parte delle domande (88,3%) è stata indirizzata agli enti locali, mentre un numero ridotto a livello statale. Ebbene, in media sono necessari 337 giorni per ottenere la Via, la più lenta nella graduatoria delle procedure osservate dal Centro studi. Solo una piccolissima parte degli intervistati (2,3%) dichiara di aver impiegato meno di 30 giorni per ottenerla, cui si aggiunge un altro 6% che afferma di avere atteso fino a due mesi e un ulteriore 13,3% fino a tre mesi.

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