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Dai Comuni 15mila segnalazioni

L’alleanza fra agenzia delle Entrate e Comuni nella lotta all’evasione dei tributi erariali prende ritmo, e comincia a moltiplicare le segnalazioni dei sindaci sui concittadini infedeli al Fisco. Segnalazioni in crescita Il nuovo censimento dell’amministrazione finanziaria, aggiornato al 31 marzo scorso, parla di 15.461 «segnalazioni qualificate» inviate all’Agenzia dagli enti locali. La rilevazione a inizio dicembre si era fermata poco sopra quota 11 mila, per cui negli ultimi quattro mesi i sindaci hanno indirizzato all’amministrazione finanziaria una media di mille segnalazioni al mese. Fino a oggi, il 14% di queste sono state passate al vaglio e confermate dagli uffici del Fisco, trasformandosi in 21,5 milioni di maggiore imposta accertata e in 19,4 milioni di sanzioni. Le somme in gioco sono ancora contenute, ma occorre considerare due aspetti: le indicazioni dei Comuni sui sospetti evasori si concretizzano in «segnalazioni qualificate», che cioè non hanno bisogno di ulteriori elementi per trasformarsi in accertamenti. Almeno, nelle intenzioni della norma. Ma non sempre questo si realizza, tanto che l’ultima parola sulla “bontà” dell’indicazione di evasione arrivata dal territorio spetta ovviamente all’Agenzia. Proprio per questo, la maggior parte delle indicazioni comunali sono ancora sotto esame degli uffici finanziari. Le mille segnalazioni al mese, poi, arrivano da una platea che al momento non raggiunge i 300 Comuni, ma che è destinata ad ampliarsi con il nuovo programma di formazione messo in campo dalle Entrate e dall’Ifel, l’istituto dell’Anci per la finanza e l’economia locale. I più attivi sono i comuni del centro-nord, con al primo posto quelli dell’Emilia Romagna, tra cui Bologna e Rimini. I settori sotto la lente Il mattone si conferma l’argomento forte da setacciare per l’alleanza tra Fisco e Comuni, e abbraccia da solo il 64% delle segnalazioni, seguiti dalle indagini basate sul confronto fra tenore di vita e redditi dichiarati (18,8% delle indicazioni comunali) e da quelle che rimandano al capitolo di commercio e professioni (7,7%). Sul piano della sostanza, in termini cioè di maggiore imposta accertata, la gerarchia cambia e vede i frutti più importanti nelle indagini sulla capacità contributiva che spingono il fisco a usare gli accertamenti sintetici, come per esempio il possesso di auto di lusso non “giustificate” dal reddito o da altri fattori. Una tendenza che non potrà che essere confermata dal nuovo redditometro, introdotto dalla manovra estiva, che arruola obbligatoriamente i sindaci e impone loro di segnalare tutti gli elementi utili a indicare il reddito effettivo del contribuente sottoposto a questo tipo di controllo. Il primato di questa tipologia, che da solo totalizza il 39,5% della maggiore imposta emersa finora, è insidiato dai controlli sugli obblighi urbanistici, che per ora sono meno numerosi ma hanno raccolto il 34% dell’evasione scoperta. I premi per i Comuni Il nodo cruciale per le amministrazioni locali, ora, è la traduzione di queste emersioni nei premi promessi dalla normativa. Venerdì scorso (si veda Il Sole 24 Ore del 2 aprile) è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» il decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze che detta i tempi per individuare gli incentivi sul 2011 (saranno distribuiti entro la fine del maggio 2012), ma manca ancora il provvedimento chiave sul nuovo paniere di tributi su cui calcolare i premi. L’iter è comunque vicino al traguardo, ma il primo provvedimento si concentrerà sui tributi statali: di quelli regionali o devoluti (Irap, Iva e addizionali) si dovrebbe occupare un secondo provvedimento, dopo la pubblicazione in Gazzetta del nuovo fisco regionale. «Sciogliere questi nodi – sottolinea Angelo Rughetti, segretario generale Anci – è essenziale per far fare il passo decisivo alla lotta congiunta all’evasione. Serve un piano nazionale e la creazione di un’anagrafe del contribuente locale, come quella tributaria, che superi la gestione centralista dei dati e permetta ai sindaci di superare il ruolo di semplici segnalatori».

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

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