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Costi standard, benchmark rappresentativo di 1/3 di popolazione

Le regioni benchmark per la determinazione dei costi standard della sanità dovranno avere i conti in ordine e rappresentare almeno un terzo della popolazione italiana e tutte e tre le aree del Paese (Nord, Centro e Sud). Almeno una, inoltre, dovrà essere un territorio di piccola dimensione geografica. Questa la proposta che la Conferenza delle regioni farà giovedì prossimo al governo per modificare lo schema di dlgs attuativo del federalismo. Il nuovo criterio è contenuto nel pacchetto di 15 emendamenti, condivisi all’unanimità da tutti i governatori, in cui si chiede, innanzitutto che la determinazione dei costi sanitari sia preceduta dall’individuazione dei Lea, i livelli essenziali di assistenza. «Senza i quali», ha commentato il presidente della regione Basilicata, Vito De Filippo, intervenendo al convegno all’Università Bicocca di Milano, «si rischia di spaccare ancora di più il paese, rendendo ancora più profondo il divario tra Nord e Sud». Secondo il governatore lucano i costi standard «non possono ridursi a una semplice cifra numerica», ma devono rappresentare «il prezzo al netto degli sprechi che oggi ci sono perché non sono ancora stati definiti i livelli essenziali di assistenza». E spiega il perché partendo dalla realtà della regione che amministra. «Con 10 mila km quadrati di estensione la Basilicata rappresenta il 3% del territorio italiano, ma il suo peso scende all’1% se si considera la popolazione (600 mila abitanti). Ecco perché è necessario individuare un meccanismo di riequilibrio senza il quale ogni costo standard sarebbe iniquo». Tornando alla nuova ricetta sulle regioni modello, De Filippo, che pure ha firmato il documento unitario dei governatori, non si dice del tutto convinto dalla proposta che a suo dire rischia di annacquare ulteriormente il benchmark, abbassando troppo l’asticella di virtuosità. «Sarebbe come ammettere che si vogliono sì realizzare i costi standard ma a condizione che non siano troppo standard», dice. E teme che dietro la proposta possa esserci un pressing del governo preoccupato per la disastrosa situazione dei conti sanitari di Campania, Lazio e Calabria, tutte regioni amministrate dal centrodestra. Tra gli emendamenti di natura fiscale proposti dalla regioni si segnalano la richiesta di sbloccare l’autonomia impositiva, l’attribuzione del gettito derivante dalla lotta all’evasione fiscale (soprattutto in materia di Iva) e la possibilità per i governatori di disporre deduzioni dalla base imponibile Irap.

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