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Così la corruzione frena lo sviluppo

ROMA – Il costo della corruzione nella pubblica amministrazione grava anche sui neonati. Ogni anno il “tributo” pro-capite dei residenti italiani sull’altare delle tangenti e dei reati riconducibili ai reati corruttivi, oscilla tra 828 e 994 euro. Il peso complessivo si aggira dunque ogni anno tra 50 e 60 miliardi senza contare,come disse il 25 giugno l’ex procuratore generale della Corte dei conti, Furio Pasqualucci, il danno d’immagine. Alla tassa occulta miliardaria – calcolata per la prima volta nel rapporto presentato al Senato il 2 marzo 2009 dal Servizio anticorruzione e trasparenza (Saet) della Presidenza del consiglio – bisogna aggiungere dunque il costo dei mancati investimenti esteri a causa degli alti indici di corruzione che, secondo il barometro di Transparency international, collocano l’Italia al 63esimo posto nel mondo (si veda il fondo di Guido Tabellini sul Sole- 24 Ore di domenica 4 luglio). La stima dell’effetto della corruzione sugli investimenti esteri è un esercizio complesso ma gli studi internazionali negli ultimi anni non sono mancati. Transparency international ha affidato a Virginio Carnevali proprio questa analisi. Cifre sull’Italia non ce ne sono ma è sintomatico quanto si legge nel rapporto, vale a dire che gli effetti sono sostanzialmente simili in tutti i paesi. «Per ogni grado di aumento del livello di corruzione – scrive Carnevali – si ha una riduzione del 16% nel flusso degli investimenti stranieri diretti». Nel riportare uno studio del Fondo monetario internazionale, Transparency Italia sottolinea che «il miglioramento della deviazione standard nell’indice di corruzione provoca un aumento degli investimenti pari al 5% del prodotto interno lordo e la crescita annuale del Pil pro-capite aumenta di mezzo punto percentuale». Come se non bastassero il prelievo coatto nel portafoglio degli italiani e la riduzione degli investimenti stranieri, il terzo salatissimo prezzo economico pagato dagli italiani alla corruzione è l’alterazione della composizione della spesa pubblica e a essere contratta, scrive Carnevali, «è in particolare la quota di spesa per l’istruzione ». Come a dire il futuro del paese. Un concetto caro anche al Servizio anticorruzione, che nel rapporto consegnato al Senato scriveva che «si rischia di uccidere la fiducia nelle istituzioni e rubare la speranza nel futuro alle generazioni di giovani, cittadini e imprese». La corruzione vive di numeri e di soldi che escono dalle tasche “oneste” per entrare in quelle “disoneste” e non è dunque secondario riportare che nel 2008 (ultimo anno utile a disposizione) la corruzione ha “pesato” per il 4% del totale degli importi nelle citazioni in giudizio delle procure regionali della Corte dei conti: 69 milioni ai quali vanno aggiunti 394mila euro per danno di immagine richiesti dalle pubbliche amministrazioni vittime. Cifre simboliche. Su un ultimo punto ? sollevato il 17 febbraio 2010 nella sua relazione dal procuratore generale della Corte dei conti, Mario Ristuccia e ripreso a giugno dal servizio studi del Senato – vale la pena di concentrare l’attenzione: i contratti. «La Corte – si legge a pagina 402 della lunghissima analisi di Ristuccia – ritiene improcrastinabile l’adozione di misure di prevenzione dei fenomeni corruttivi che nell’ambito dell’attività contrattuale trovano un terreno particolarmente fertile». Anche a questo quesito dovrà rispondere il disegno di legge anticorruzione da tempo annunciato dal governo.

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