Questo articolo è stato letto 0 volte

Corte dei conti, è tempo di riforme e capacità nuove

corte-dei-conti-e-tempo-di-riforme-e-capacita-nuove.jpg

Nel 2014 “il Paese dovrà dimostrare capacità nuove: saper riformare le proprie istituzioni e le regole, orientare il contributo di tutti al risanamento complessivo”. Così il presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri (> la sua relazione), all’inaugurazione dell’anno giudiziario il 14 febbraio scorso. “Anche l’Ue – aggiunge – guardi oltre i vincoli di bilancio con progetti di rilevante interesse strategico comune”.

Ripresa
“I cenni di allentamento delle tensioni finanziarie non escludono che resta molto da fare per il rilancio dell’economia”, avverte poi il presidente . Il “contesto economico” è “ancora difficile”, in un quadro che “presenta tendenze contraddittorie”. Tra gli indicatori congiunturali che “offrono una conferma del rafforzamento del ciclo economico” e “al contempo” la “presenza di alcune criticità”, Squitieri descrive lo scenario della ripresa indicando che il quadro presenta ”tendenze contraddittorie”. Tra queste, l’effetto combinato di “una minore espansione degli scambi mondiali e di un cambio dell’euro forte” che “indebolisce le prospettive delle esportazioni italiane, fattore strategico per la ripresa”. Poi, nonostante una “riduzione di circa 50 punti base” dei tassi, “il credito bancario continua a ristagnare e imbriglia la forza della ripresa che, anche per questa ragione, rimane assai più lenta che negli altri Paesi europei, di per sé già molto in ritardo rispetto alle altre aree mondiali”.

Spesa pubblica
Secondo il presidente della Corte dei conti va “scongiurata l’eventualità di nuovi interventi di correzione del disavanzo riproduttivi di un circolo vizioso che rallenta la ripresa”. Squitieri rileva infatti che i vincoli europei restano severi “anche nella prospettiva di un ciclo economico” che migliori. La spesa andrà “comunque attentamente monitorata” anche perché una politica di soli tagli lineari “si rivela non più sufficiente e espone al rischio di risultati molto inferiori alle attese”. La revisione e la razionalizzazione della spesa pubblica rappresentano poi “uno snodo fondamentale dell’azione di Governo” visto che “sussistono ampi margini per una razionalizzazione della spesa e per il riassorbimento di inefficienze e distorsioni gestionali”, come ad esempio “l’ingiustificata sussistenza di trattamenti economici sperequati nella Pubblica Amministrazione. Conclusione: “la politica di bilancio in Italia si muove con perduranti difficoltà tra le esigenze, apparentemente contrastanti, della crescita economica e del riequilibrio della finanza pubblica”.

Corruzione ed evasione
La Corte dei conti resta “fortemente sensibile all’allarme sulla corruzione”, che incide “direttamente sulla finanza pubblica”, sottolinea Squitieri. “Quanto ai dati – aggiunge però – non esistono criteri univoci sulla base dei quali elaborare credibili stime quantitative; a maggior ragione risulta arduo esprimersi con riguardo alle dinamiche del fenomeno”. Il presidente chiede infine di “proseguire nell’azione” di lotta all’evasione e una revisione “più radicale” dei confini “entro cui opera il sistema di intervento pubblico”.

Dopo il presidente della Corte di conti, è intervenuto il procuratore generale Salvatore Nottola, che ha lanciato l’allarme sugli sperperi degli amministratori e dei dipendenti delle società partecipate e sul fatto che i giudici contabili hanno le mani legate (> la sua relazione). Data la natura giuridica di società per azioni delle ex municipalizzate, la giurisdizione appartiene al Tribunale ordinario e solo i soci hanno la possibilità di esercitare l’azione di responsabilità per i danni provocati. Il che equivale a una sorta di impunità. “Il diniego della giurisdizione contabile, a fronte degli illeciti che causano ingenti pregiudizi al patrimonio degli enti partecipati, rende problematico e incerto il ripristino delle risorse danneggiate. Viene a mancare l’iniziativa pubblica, a cura di un pubblico ministero neutrale e indipendente. Ciò malgrado tali società operino quasi sempre con patrimonio pubblico e il loro dissesto trascini con sé quello degli enti locali di riferimento”. Si ricorda che è la giurisprudenza della Cassazione a dare questa interpretazione alla legge. Con una sentenza del primo febbraio 2012, le sezioni unite civili hanno dichiarato competente il giudice ordinario sul caso di un dipendente dell’Ama, accusato di aver procurato un danno all’azienda di nettezza urbana con l’acquisto di 19 mezzi lava-cassonetti ritenuti inutili e inutilizzati.

Gli altri punto sottolineati dal pg Nottola:

Gruppi consiliari 
Nel 2013 si è aperto un nuovo versante d’azione delle Procure erariali, che ha prodotto un aumento delle citazioni a giudizio del 5,2% rispetto all’anno precedente. Il decreto-legge n.174 del 2012 ha infatti introdotto il controllo della Corte dei conti sui rendiconti dei gruppi consiliari regionali. Sul fronte dell’obbligo di resa del conto da parte dei tesorieri dei gruppi, però, quattro Regioni hanno sollevato il conflitto di attribuzione, su cui la Corte costituzionale si pronuncerà il prossimo 15 aprile. Tra le condanne della sezione giurisdizionale del Lazio spicca quella a 22.810.200 euro inflitta a Luigi Lusi, tesoriere dell’ex Margherita.

Corruzione dilagante 
L’anno appena concluso è stato anche quello di sperimentazione della legge anticorruzione. “Una battaglia difficile”, l’ha definita il procuratore generale Nottola: “Accanto ai grandi fenomeni corruttivi esiste un sistema di micro tangenti estremamente diffuso e vi è una scarsa propensione alla denuncia”. Nel 2013 le sezioni regionali contabili hanno inflitto 48 milioni 285 mila euro di condanne per danni conseguenti a reati contro la pubblica amministrazione, a cui si sommano altri 31,5 milioni inflitti in appello. Nonostante la legge n.97 del 2011 imponga la trasmissione al procuratore generale della Corte dei conti delle sentenze penali di condanna per corruzione, concussione e peculato, nel 2013 ne sono pervenute solo 25, di cui una soltanto dal Tribunale di Roma.

Consulenze esterne 
Quello delle consulenze esterne è «un fenomeno che sta proliferando in modo indiscriminato – si legge nella relazione del pg – producendo un inutile dispendio di soldi pubblici e la «mortificazione» professionale dei pubblici funzionari in servizio, nonché una forma di «compenso» per il consenso politico”. Solo nel Lazio, in primo grado, sono stati inflitte nel 2013 condanne per quasi 2 milioni di euro per il danno causato dal ricorso a risorse esterne inutili. Basti citare l’incarico per il supporto psicologico causato dallo stress al personale dell’Agenzia spaziale italiana.

Spesa sanitaria 
Ammontano a 55,4 milioni di euro le condanne inflitte in appello dai giudici contabili per la gestione della spesa sanitaria, a cui si sommano altri 17,9 milioni delle sentenze di primo grado. Clamoroso il caso dei medici che prescrivevano a degli egiziani farmaci per curare l’epatite B e C, per poi immetterli nel mercato clandestino africano. Oppure gli 87 milioni di euro contestati alla casa di cura San Raffaele di Cassino per illeciti rimborsi sulle riabilitazioni.

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>