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Contro l’emergenza-rifiuti piano entro la fine dell’anno

PALERMO – In Sicilia la guerra alle discariche non è stata formalmente dichiarata ma è in corso. Un fronte politicamente trasversale è al lavoro per dimostrare che il piano, o meglio le linee guida, deliberate che il commissario per l’emergenza rifiuti Raffaele Lombardo ha inviato al ministero per l’Ambiente sono da cambiare nella parte che riguarda proprio le discariche. A capo di questo fronte trasversale, di cui fanno parte anche pezzi non secondari del Partito democratico nell’isola, esponenti del Pdl ufficiale, ex Udc dell’ala cuffariana, di Forza Sud creato dal sottosegretario Gianfranco Micciché e persino il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha già bocciato il documento inviato dal governatore siciliano: il ministro a Terzigno in Campania ha dichiarato che la discarica è una necessità, mentre in Sicilia le boccia senza appello. Le Linee guida contengono indicazioni precise a favore di discariche, impianti di trattamento, creazione di Cdr (Combustibile dai rifiuti) da destinare a impianti già esistenti come le cementerie o le centrali termoelettriche e solo in seconda battuta, in caso di assenza di impianti, ai termovalorizzatori da costruire o esistenti. «In pratica ? spiega il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana ? questo fronte antidiscariche boccia l’unica soluzione possibile, quella che stanno seguendo tutti in Europa e non solo: aumentare la raccolta differenziata, aumentare la quota di rifiuta trattata in impianti industriali, destinare al Cdr o alle discariche solo la parte altrimenti non utilizzabile». Fontana fa parte di quell’altro fronte che, oltre al governo regionale, comprende anche Confindustria Sicilia. L’associazione degli imprenditori ha presentato al governo e alla commissione degli esperti che è presieduta da Maurizio Croce, il quale ha provveduto a sgombrare il campo da tutti gli equivoci creati nelle ultime settimane: «Ci sono due opzioni che non sono alternative ma vanno insieme: la prima è di produrre Cdr, cioè combustibile derivante dai rifiuti, che si fa con gli impianti di trattamento per poi mandarlo in combustione nelle centrali termoelettriche o nei cementifici, e realizzare impianti a tecnologia complessa che per intenderci sono i termovalorizzatori. Vanno realizzati dei termovalorizzatori per smaltire il 50% dei rifiuti prodotti cioè un milione e 200mila metri cubi l’anno». Il dibattito dunque è ancora in corso, anche perché tutti sanno che è necessario definire un piano di dettaglio (che potrebbe essere pronto entro la fine dell’anno) per sgomberare il campo dalla nebbia che si è addensata nelle ultime settimane anche a causa di notizie che lo stesso Croce definisce «imprecise». Imprecisioni che hanno riguardato, per esempio, il prezzo pagato per il conferimento dei rifiuti nelle discariche esistenti: la tabella che pubblichiamo a fianco prova a fare chiarezza su quale sia il vero costo e dimostra, per esempio, che portare i rifiuti altrove sarebbe antieconomico. Intanto il dibattito un po’ demagogico che si è sviluppato in queste ultime settimane ha avuto l’effetto di scoraggiare le imprese e di creare un clima di incertezza che, come tutti sanno, in questi casi favorisce solo gli speculatori. Il documento di Confindustria Sicilia, votato da tutti i componenti della sezione ambiente dell’associazione tra cui imprenditori importanti (oltre Giuseppe Catanzaro che è delegato a seguire il settore dal presidente Ivan Lo Bello ne fanno parte big del settore come il siracusano Giulio Quercioli) ha provato a rivendicare condizioni di serenità per tutti tracciando una strada per uscire dall’emergenza. In un incontro avuto con l’assessore regionale all’Energia, l’ex prefetto Giosuè Marino, gli imprenditori siciliani hanno poi fatto presente la necessità di «superare le emergenze e rendere produttivo ed economicamente vantaggioso nel pieno rispetto dell’ambiente il settore dei rifiuti. Il confronto costruttivo tra soggetti istituzionali può portare alla soluzione dei problemi e di come le polemiche, soprattutto se artefatte, non abbiano alcun senso né siano utili all’interesse pubblico che deve sempre guidare le azioni degli imprenditori e degli amministratori responsabili».

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