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Contratto segretari verso la dirigenza

Arriva la firma definitiva al contratto nazionale dei segretari comunali e provinciali sul biennio economico 2008/2009, ma non si chiude la travagliata vicenda negoziale che accompagna la categoria da molti mesi. Al tavolo delle trattative questa volta si è seduta anche l’Unione nazionale dei segretari, che ha visto riaprirsi le porte per decisione del Tribunale del lavoro di Roma (si veda «Il Sole 24 Ore» del 23 febbraio) dopo che era stata esclusa perché non raggiungeva i livelli minimi di rappresentatività, calcolati su tutto il comparto degli enti locali e non sui soli segretari. Per completare il quadro ora mancano due tasselli: la firma dell’Unione al quadriennio normativo e al primo biennio economico, indispensabile anche per partecipare all’assegnazione delle prerogative sindacali, e l’attuazione di quanto previsto dalla dichiarazione congiunta (non l’hanno firmata Cgil e Csa) che rappresenta la novità di giornata. Al contratto è stato infatti aggiunto il riconoscimento dello «specifico ruolo apicale» dei segretari, in virtù del quale sindacati e Aran si impegnano a spingere i segretari in una sezione ad hoc nell’area della dirigenza, all’interno del ridisegno dei comparti previsto dal Dlgs 150/2009.
L’allineamento con i dirigenti, per ora, è raggiunto a livello economico, proprio grazie al contratto che ieri ha ottenuto la firma definitiva. Merito dell’aumento di 168 euro mensili (per le fasce A e B; nella fascia C, che abbraccia i segretari dei comuni più piccoli, l’aumento è di 136,65 euro) che completa l’allineamento fra il tabellare dei segretari e quello dei dirigenti locali.
La partita più complicata è ora quella dell’inquadramento normativo della categoria, mentre la riforma dei comparti è ancora inceppata per il mancato accordo fra comuni e regioni sul personale sanitario. Nella dichiarazione congiunta si denuncia infatti la «incoerenza» della collocazione attuale dei segretari, all’interno del personale non dirigente degli enti locali, e si chiede di rimediare. La riforma Brunetta, che ha riscritto l’articolo 42 del testo unico del pubblico impiego, prevede un comitato di settore unico «dei dipendenti degli enti locali, delle Camere di commercio e dei segretari comunali e provinciali», ma secondo l’Unione non serve un ritocco alla norma: «Il riferimento – sostiene Alfredo Ricciardi, segretario dell’Unione – riguarda ovviamente anche i dirigenti degli enti locali, e non solo il personale». Nessun ostacolo, sempre secondo la categoria, arriverebbe dall’abolizione dell’Agenzia, che ha riportato i segretari nell’alveo del ministero dell’Interno.

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