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Conti in rosso, ricandidatura vietata

ROMA – Il decreto su premi e sanzioni ricomincia da due. Il Consiglio dei ministri ha riapprovato ieri il provvedimento attuativo del federalismo che introduce il «fallimento politico» per i governatori in default. Si tratta di un nuovo via libera preliminare, dopo quello del 30 novembre scorso, che fa ripartire l’iter Conferenza unificata – bicamerale – Palazzo Chigi. Per la gioia di Regioni ed enti locali, da sempre scettici sul testo del Governo. Il nuovo passaggio in Cdm si è reso necessario per stralciare dal Dlgs i cinque articoli sulla Conferenza per il coordinamento della finanza pubblica. L’organismo addetto a monitorare il livello complessivo della pressione fiscale è stato inserito nel decreto sul fisco regionale approvato in via definitiva il 31 marzo e in attesa della firma del Capo dello Stato. Che ha incontrato ieri al Quirinale i ministri della Semplificazione e delle Riforme, Roberto Calderoli e Umberto Bossi. Gli altri 13 articoli sono rimasti pressoché identici. Il default nei conti di Asl e ospedali costerà il posto ai governatori che saranno rimossi per fallimento politico, interdetti per 10 anni da qualsiasi carica in enti pubblici e vedranno ridurre del 30% il contributo elettorale per la lista o il partito che li ricandiderà a un’altra carica prima che siano passati 10 anni dalla rimozione. Confermato inoltre l’«inventario di fine legislatura» per le Regioni sotto piani di rientro: entro 20 giorni dall’indizione delle elezioni ogni presidente dovrà pubblicare sul web una relazione dettagliata e certificata sulle misure prese per contenere la spesa sanitaria. Inventario che dovrà essere redatto, sulle uscite di loro competenza, anche da sindaci e presidenti di provincia. Per i quali, in caso di default, l’ineleggibilità 10 anni, sia in ambito locale che al Parlamento nazionale o europeo. Sul fronte dei premi, il provvedimento continua ad assegnare agli enti virtuosi una quota aggiuntiva dei proventi dall’evasione. Il Dlgs dovrà ora passare al vaglio dell’unificata e poi approdare in bicamerale. Che è impegnata sul’esame del sesto decreto sugli interventi speciali per il Sud. Il provvedimento riforma le regole per il fondo per lo sviluppo e la coesione che sostituirà il Fas, introducendo un «contratto istituzionale di sviluppo» per vincolare le regioni a obiettivi di spesa entro tempi certi. Il problema dei ritardi nei pagamenti, oltre che il Fas, riguarda da vicino anche i fondi europei sui quali l’Italia ha appena ricevuto un nuovo avvertimento dal commissario per le politiche regionali, Johannes Hahn, che ieri ha incontrato i presidenti di Puglia e Sicilia. Regioni che, da qui a fine dicembre, devono riuscire a spendere rispettivamente 830 e 900 milioni. La performance italiana, ha detto Hahn, è tra le peggiori, «come la Romania e forse la Bulgaria». Negli incontri con Nichi Vendola e Raffaele Lombardo, ai quali ha partecipato anche il ministro Raffaele Fitto, si è fatto il punto sulle nuove regole per accelerare la spesa, con scadenze rigorose da rispettare se le Regioni vogliono evitare che i fondi vengano centralizzati per progetti nazionali. Vendola e Lombardo hanno promesso un cambio di marcia, oggi toccherà invece al governatore della Campania Stefano Caldoro fare il punto con il commissario.

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