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Consiglieri regionali senza vitalizi

Niente più vitalizi ai consiglieri regionali. Ma non da subito. Verranno abrogati entro sei mesi e il taglio sarà effettivo a partire dal prossimo rinnovo delle assemblee. Che per la maggior parte delle regioni cade nel 2015. La fuga in avanti dei governatori sulla riduzione dei costi della politica è stata annunciata ieri congiuntamente dal presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani (Pd) e dal presidente della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative, il leghista Davide Boni. Una decisione «unanime», quella dei governatori e dei presidenti dei consigli, che è arrivata qualche ora dopo l’appello di Bankitalia, in audizione al senato sul disegno di legge di stabilità, a mettere in campo misure più incisive in materia (visto che «quelle finora varate non sono sufficienti»).
La scelta di tagliare le pensioni dei consiglieri è stata accolta da un coro unanime di consensi. «È una risposta concreta, ampiamente condivisa dalla regione Lazio, ai problemi del paese», ha dichiarato il presidente Renata Polverini. Mentre un plauso è arrivato anche dal parlamento nazionale. «È un segnale importante che dimostra che la politica ha ancora in sé le risorse per capire cosa chiede il paese», ha commentato il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, che è anche il primo firmatario di una proposta di legge, attualmente alla camera, per la revisione del trattamento pensionistico dei parlamentari e l’abolizione dei vitalizi di deputati e senatori. Il caso Lombardia. Chi invece sta pensando di sforbiciare subito è la Lombardia. Davide Boni ha annunciato di voler proporre al Comitato ristretto, che sta mettendo a punto un provvedimento di legge per ridurre i costi della politica, di introdurre l’abolizione del vitalizio per i consiglieri regionali già a partire da questa legislatura. Gli altri punti della proposta che Boni intende sottoporre al Comitato Ristretto riguardano l’innalzamento dell’età dei consiglieri per ricevere il vitalizio da 60 a 65 anni, il divieto di cumulo dei vitalizi legati ad altri incarichi istituzionali e una riduzione, da concordare, della diaria nel caso in cui un consigliere conservi un altro impiego durante il mandato. Per chi invece già percepisce il vitalizio, cioè 204 ex consiglieri che hanno un costo di circa 7,5 milioni l’anno, l’idea di Boni sarebbe quella di provare ad aprire una trattativa per verificare la possibilità di concordare una graduale riduzione del vitalizio percepito. L’obiettivo «è risparmiare qualche decina di milioni di euro l’anno». Il caso Marche. Nelle Marche il vitalizio è da ieri facoltativo. Saranno i consiglieri a decidere entro 30 giorni se rinunciare o meno all’emolumento già a partire dalla legislatura in corso. Il provvedimento, contenuto in un emendamento all’assestamento di bilancio, presentato dal vicepresidente Giacomo Bugaro (Pdl), ha ottenuto un largo consenso in consiglio (nessun voto contrario e nessuna astensione). Forse perché la rinuncia comporta una ricca contropartita: non verrà più trattenuto il 20% in busta paga destinato proprio all’accantonamento del vitalizio (in pratica gli stipendi cresceranno di 1.500 euro al mese) e saranno restituite tutte le somme fino a oggi trattenute anche nelle passate legislature. In media 90 mila euro a quinquennio.

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