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Congresso europeo dei comuni rurali. CdR: l’Ue non lasci indietro zone rurali

Le zone rurali continuano a soffrire di una forte disoccupazione e della mancanza di infrastrutture di base. Lo ha detto Mercedes Bresso, presidente del Comitato delle Regioni, intervenendo al Congresso europeo dei comuni rurali a Varsavia. A suo avviso, le proposte di riforma della politica regionale e agricola dell’UE rappresentano un passo avanti per colmare questi deficit di sviluppo. Il congresso è stato organizzato dal Comitato delle regioni (CdR) e dall’Unione dei comuni rurali della Repubblica di Polonia nel quadro della presidenza polacca del Consiglio. All’evento, che si è tenuto sotto il patrocinio del Presidente polacco Bronis?aw Komorowski, hanno partecipato il vice primo ministro polacco Waldemar Pawlak, il presidente della regione Mazovia Adam Struzik (PL/PPE), il presidente dell’Unione dei comuni rurali polacchi Mariusz Pozna?ski, diversi membri del CdR e oltre 1.000 rappresentanti di comuni rurali. Nonostante la loro diversità, le zone rurali europee devono affrontare numerose sfide comuni, come un’elevata disoccupazione, la mancanza di infrastrutture di base o lo spopolamento, ha dichiarato Mercedes Bresso, ricordando il forte sostegno del CdR allo sviluppo rurale: “Il Comitato delle regioni si adopererà al massimo per garantire che le politiche dell’UE continuino ad offrire un futuro a tutte le zone rurali, insieme con i mezzi per sfruttare al meglio le loro potenzialità.” A tale proposito Michel Delebarre (FR/PSE), sindaco di Dunkerque e presidente della commissione Politica di coesione territoriale del CdR, ha elogiato la proposta di creare un quadro strategico comune per tutti i principali fondi UE, grazie al quale si potrà assicurare un autentico coordinamento tra sviluppo rurale e politica di coesione. Nella stessa ottica Delebarre si è pronunciato a favore dei progetti integrati di sviluppo locale, esortando a non cadere nella trappola di contrapporre le zone urbane e quelle rurali. “Che si tratti di infrastrutture, banda larga o efficienza energetica, le sfide e le esigenze finanziarie non sono comparabili. La cosa più importante è favorire l’adozione di approcci integrati nelle zone funzionali o residenziali”. Nonostante le innovazioni positive, gli enti regionali e locali continuano a non essere trattati su un piede di parità nell’elaborazione e attuazione dei programmi UE, ha affermato la Presidente Bresso, dichiarando di nutrire ancora dei dubbi quanto al ruolo assegnato agli enti regionali nei contratti di partenariato. “Le regioni e i comuni rurali non possono più accontentarsi del ruolo di cofinanziatori, senza partecipare attivamente alla definizione delle priorità e all’attuazione delle politiche. Soltanto tali enti, infatti, sono in grado di indirizzare i finanziamenti dove sono necessari, tenendo conto delle specifiche condizioni agricole e ambientali di ciascuna regione”. La Presidente Bresso ha poi menzionato il rischio che le proposte intese a concedere una maggiore flessibilità agli Stati membri nell’assegnare i finanziamenti del fondo di sviluppo rurale dell’UE nascondano un tentativo di “nazionalizzazione” e indeboliscano l’obiettivo iniziale di tale fondo. Inoltre, analogamente alla proposta di destinare alla protezione ambientale una quota minima del 25 % del fondo di sviluppo rurale, Bresso ha suggerito “di impiegare, ad esempio, il 20 % dei finanziamenti disponibili per rafforzare l’inclusione sociale, ridurre la povertà e promuovere lo sviluppo economico”. Per dare risalto al ruolo delle regioni rurali nella definizione delle politiche dell’UE, i partecipanti al congresso hanno adottato la “dichiarazione di Varsavia”, con la quale sottolineano l’importanza di tenere conto delle esigenze delle zone rurali e di realizzare il giusto equilibrio tra politiche rurali e urbane, e invitano a rafforzare i collegamenti tra le aree rurali e quelle urbane per sviluppare un approccio territoriale più integrato.

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