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Congelato l’«esodo» dei Comuni

Fonte: Il Sole 24 Ore Nord-Est

Le immagini dei caroselli a Lamon, in provincia di Belluno, dopo la schiacciante vittoria dei “sì” al referendum popolare per il passaggio al Trentino-Alto Adige hanno fatto il giro d’Italia. Accadeva sei anni fa, il 31 ottobre 2005. Stesse scene si erano viste anche a Cinto Caomaggiore (Venezia) dopo la consultazione datata 26-27 marzo 2006 per il “trasferimento” in Friuli-Venezia Giulia. Negli scorsi anni i due comuni hanno portato avanti l’iter per centrare l’obiettivo. Ora la questione è tutta nella mani del Parlamento. Basterebbe una legge ordinaria, oltre alla volontà politica, che prendesse atto dei risultati del referendum. A questo proposito, il secondo comma dell’articolo 132 della Costituzione recita testualmente: «Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra». In altri municipi veneti, confinanti con Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, si sono svolti referendum di questo tipo. L’eventuale passaggio è stato però cassato a San Michele al Tagliamento, Gruaro, Pramaggiore, Teglio Veneto e Meduna di Livenza. Altri comuni sono tuttora in una sorta di limbo (l’iter è, di fatto, bloccato): sono Sovramonte, Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana, Rotzo, Cortina d’Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia, Pedemonte e Sappada. Solo Lamon e Cinto Caomaggiore hanno, dunque, le carte in regola per passare rispettivamente in Trentino-Alto Adige e in Friuli-Venezia Giulia. «Nel 2005 il 93% dei votanti si è espresso a favore del trasferimento – sottolinea Vania Malacarne, sindaco di Lamon -. Tuttavia, non vogliamo essere considerati secessionisti. Chiediamo solo un futuro per la nostra terra e, soprattutto, per gli abitanti. Il nostro territorio confina per il 60% con il Trentino-Alto Adige. Si tratta di formalizzare una realtà che, nel quotidiano, esiste già. Tra l’altro, stiamo predisponendo un protocollo d’intesa con la Comunità Valle Valsugana e quella di Primiero, in Trentino, per l’armonizzazione delle politiche di sviluppo e la pianificazione territoriale. Il passaggio? La commissione affari costituzionali della Camera ha già detto sì. Ora serve una legge ordinaria. Siamo disposti ad aspettare tutto il tempo necessario». Il comune di Cinto Caomaggiore è nella stessa situazione. In questo caso il Consiglio regionale del Veneto ha anche approvato una risoluzione che «chiede al Parlamento di legiferare in merito all’aggregazione del comune alla Regione Friuli-Venezia Giulia». Il provvedimento continua: «La popolazione ha richiesto in maniera inequivocabile il passaggio di Cinto Caomaggiore dalla Provincia di Venezia a quella di Pordenone». Renato Querini, sindaco di Cinto, commenta: «Siamo l’unico comune veneto che ha la concreta possibilità di passare al vicino Friuli-Venezia Giulia. Ma, a mio parere, l’attesa potrebbe essere ancora lunga. Se il Parlamento darà il via libera si verrebbe a creare un precedente. Decine di altri comuni si sentirebbero in diritto di chiedere il trasferimento. In ogni caso, le Camere non possono soprassedere rispetto alla volontà popolare». Ferma, invece, la pratica del passaggio dell’Altopiano di Asiago al Trentino-Alto Adige. «Personalmente non sono d’accordo sull’aggregazione – spiega Andrea Gios, sindaco di Asiago -. Questo però non significa nulla. La popolazione si è espressa in un altro modo in occasione del referendum del 6, 7 maggio 2007. Nei mesi scorsi la Provincia di Trento e il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige hanno comunque dichiarato che un’eventuale annessione non è ammissibile. La vera questione è un’altra: in Veneto serve un federalismo fiscale serio. In modo che le risorse rimangano in Regione». Infine Andrea Franceschi, primo cittadino di Cortina: «Stiamo aspettando che il Parlamento proceda. Sì, l’iter è bloccato. E non sappiamo nemmeno per quale motivo».

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