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Concorsi pubblici, ancora troppa carta

La sfida alle raccomandazioni nei concorsi pubblici con il progetto “Vinca il Migliore” del ministro della Pa e l’Innovazione Renato Brunetta insieme all’entrata in vigore del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e alla diffusione della Pec dovrebbero far divenire le forme di identificazione telematica delle consuetudini per le Pa, anche in vista di una maggiore dematerializzazione. Ma una recente ricerca effettuata da Formez in collaborazione con la Sda Bocconirivela che non è così.

Per quanto riguarda i concorsi pubblici, già oggi le Pubbliche Amministrazioni possono decidere se pubblicare bandi la cui adesione può essere effettuata solo per via telematica, ma dai dati Formez emerge che ben il 77% dei candidati invia ancora la propria domanda di partecipazione mediante raccomandata AR, insieme a tutta la documentazione necessaria.

Anche il restante 23% non fa ricorso alla tecnologia ma si reca personalmente a consegnare il plico all’ufficio protocollo dell’amministrazione. Il web 2.0 è invece in grado di garantire sicurezza maggiore delle procedure di iscrizione a costi minori, oltre all’evidente riduzione del cartaceo, prevenendo tutta una serie di problemi tipici della procedura tradizionale.

Un esempio? Il concorso bandito dal Comune di Napoli, tra i primi ad aderire alle nuove procedure telematiche, ha permesso di risparmiare circa 8 euro a partecipante. Una cifra che può sembrare irrisoria, ma non lo è se si moltiplica per i 112 mila candidati che hanno presentato richiesta per accedere ad uno dei 534 posti a disposizione. I versamenti infatti erano di 25,4 per chi presentava la domanda su carta contro i 17,5 di chi seguiva il percoso digitale (pagava praticamente solo la tassa di iscrizione).

Nonostante il 90% delle Pa del campione riveli di aver pubblicato sul proprio sito istituzionale comunicazione dell’apertura del bando, la maggioranza dei candidati rivela di aver appreso del concorso dalla sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Amalfitano, il presidente di Formez Italia, ha dichiarato: «Il concorso pubblico a cui siamo abituati usa troppa carta e non cerca il miglior candidato sul mercato del lavoro. Ma non funziona bene anche la selezione, dove ancora un forte peso è attribuito alla formazione scolastica, alle conoscenze e alle competenze generaliste, mentre altrove le amministrazioni sono passate a richiedere competenze specialistiche, a utilizzare simulazioni di lavoro, a valutare le cosiddette soft skill, quelle capacità cioè di natura relazionale-pratica come ad esempio la presenza di valori morali ed etici, il livello di motivazione a lavorare nel settore pubblico, la capacità di gestire positivamente le relazioni interpersonali, il grado di leadership e l’abilità di lavorare in gruppo».

La ricerca ha preso in considerazione 14mila concorsi pubblici banditi tra il 2001 e il 2009 da 3.700 amministrazioni per l’assegnamento di 25mila posti, quasi tutti a tempo indeterminato. Il campione era costituito da poco meno di mille amministrazioni, per lo più enti locali di piccole o medie dimensioni.

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