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Con la «tassa piatta» sugli affitti il premio cresce insieme al reddito

Questa volta si fa sul serio. Con il voto blindato di ieri la cedolare secca è diventata una realtà, destinata a entrare a breve dopo anni di polemiche a colpi di calcoli sulla copertura. Oggi, nel gioco sospeso del federalismo, trova spazio anche la riforma del fisco sugli affitti, che fa crescere i benefici insieme al reddito del proprietario. Dal 1° gennaio, quindi, i canoni incassati dai proprietari privati per locazioni abitative saranno soggette a due aliquote fisse: il 21% per i canoni a mercato libero, che interessano circa l’80% delle case in affitto (escluse le case popolari), e il 19% per quelli a canone concordato, che si concentrano nelle città più grandi e nel loro hinterland. Nessuna novità, invece, per gli alloggi dati in affitto da imprese, che continueranno a pagare l’Ires come accade oggi. La cedolare, che è un’imposta nuova di zecca, sostituisce Irpef, registro e bollo: la scelta è affidata al proprietario: in base al calcolo della convenienza, potrà anche optare per restare nel regime attualmente in vigore. Il calcolo non è difficile, però entrano in scena alcune variabili e, soprattutto, chi sceglie la cedolare non potrà applicare gli adeguamenti annuali indicati dall’Istat per i canoni. Un’occhiata alla tabella aiuta a capire i principi del nuovo sistema: il conteggio va fatto su quattro anni, cioè la durata tipica del contratto d’affitto, per capire meglio gli effetti della perdita dell’adeguamento Istat (ipotizzato al 2%). Gli esempi sono stati costruiti per calcolare il peso del prelievo su ogni 1.000 euro di canone annuale percepito, e sono quindi facilmente riducibili a un canone reale che sia multiplo di 1.000. In pratica, i dati mostrano che nel canone libero il vecchio regime Irpef resta conveniente (di poco) solo per i contribuenti che denunciano redditi fino a 15mila euro, mentre per il canone concordato la partita è più complessa. In questa tipologia, infatti, l’imponibile ha un abbattimento del 40,5% (ogni mille euro di canone, l’imposta si paga su 595 euro), e di conseguenza il vantaggio scatta solo per chi ha un reddito sopra 28mila euro. Questi dati spiegano l’allarme lanciato ieri dall’associazione dei comuni: «Circa un milione di famiglie che ora vivono in affitto a canone concordato – ha sostenuto Claudio Fantoni, presidente della consulta casa Anci – rischiano di vedersi aumentato l’affitto, perché la cedolare di fatto fa perdere la convenienza del concordato», rendendo quindi più conveniente per i proprietari il passaggio a un canone libero da vincoli. L’opzione per la cedolare dovrà essere effettuata avvisando l’inquilino con una lettera raccomandata; chi non dice nulla non effettuerà alcuna scelta, e rimarrà nell’attuale regime. Inoltre, per chi inizia un nuovo contratto, la registrazione elimina la formalità della comunicazione al commissariato di polizia della «nuova occupazione» dell’unità immobiliare. Per chi invece ha già iniziato il contratto prima dell’entrata in vigore del decreto sul federalismo, non si potranno rimborsare le imposte di bollo e di registro già versate. Quindi chi si trova in questa situazione dovrà tenerne conto ai fini della convenienza. Le modalità dell’opzione saranno illustrate con un provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate, ma in ogni caso la cedolare andrà versata in acconto all’85% nel 2011 e al 95% nel 2012. La riforma della tassazione introduce anche la stretta sui proprietari «infedeli»; chi non registra il contratto entro 30 giorni dalla stipula, oltre alle sanzioni si vedrà imporre un canone low cost, pari al triplo della rendita catastale, per quattro anni: nelle grandi città, si tratta di uno sconto che può sfiorare il 70 per cento.

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