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Comuni virtuosi senza premi per il 2013

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Sarà un 2013 amaro per i vomuni virtuosi, visto che non gli verrà accordato nessun premio; del resto la riforma del Patto sarà inserita nella legge di stabilità per il 2014, dove ci sarà l’estensione dei vincoli anche alle società in house. La situazione, comunque, si presenta complessa visto che con l’avvicinarsi delle scadenze per fissare i vincoli alla finanza pubblica locale nel 2014, ci sono ancora da sciogliere i nodi relativi alla distribuzione dei tagli imposti dalla spending review del Governo Monti e quindi delle risorse che spettano a ciascun Comune per il Fondo di solidarietà.

La selezione degli enti virtuosi rappresenta un ostacolo visto che dovrebbero essere esclusi dal Patto affinché abbiano come solo obiettivo il raggiungimento del pareggio di bilancio. La legge di stabilità dello scorso anno, per individuarli, aveva introdotto nuovi criteri, legati fra l’altro ai valori catastali e al tasso di occupazione nel comune; su questi criteri si è sviluppato il solito scontro interpretativo che tuttavia non ha risolto il rebus dell’applicazione, ecco perché si è giunti all’idea di eliminare la virtuosità già a partire da quest’anno.

Se l’ipotesi, come appare probabile, sarà tradotta in pratica, per rispettare il Patto basterà realizzare gli obiettivi di saldo stabiliti dai parametri minimi della legge di stabilità 2012, e non quelli massimi come avveniva di solito. Risolto questo problema, in tempi brevi dovrebbe essere reso ufficiale il riparto dei tagli da spending review, che per ciascun Comune sarà proporzionale alle media della spesa corrente per “consumi intermedi” registrata nel 2010/2012.

Si tratta del medesimo meccanismo  che era già stato impiegato per le Province l’anno scorso ed era già stato respinto in qualche caso dai Tar visto che il criterio di calcolo confonde le spese di funzionamento con i costi per alcuni servizi. Dal riparto dei tagli proviene anche l’individuazione della quota di fondo di solidarietà comunale, che nel complesso viaggia di poco al di sotto dei 7 miliardi di euro. Anche in merito a ciò, gli ultimi ostacoli sembrano aggirati, il calcolo è pronto e per qualche comune riserverà brutte sorprese.

Il Fondo, infatti, è alimentato quasi solamente dal gettito dell’Imu, per cui gli enti con capacità fiscale maggiore si vedranno sottrarre una parte di gettito per rivolgerla ai Comuni meno abbienti. Tutti i numeri ufficiali di quest’anno, quindi, dovrebbero tradursi a giorni in provvedimenti ufficiali, proprio mentre si è aperto il cantiere in vista della legge di stabilità per il 2014. 

Su questo piano la volontà è quella di puntare alla modifica radicale del sistema del Patto, abbandonando la “competenza mista” che l’ha caratterizzato negli ultimi sette anni per costruire un Patto “integrato”, simile nei meccanismi per Comuni e Regioni. L’obiettivo è di avvicinarsi il più possibile ai parametri europei (Sec 95), aprendo qualche via di favore per gli investimenti. 

Complicato, per chiare ragioni di compatibilità finanziaria, pensare ad una “golden rule” ampia, che escluda dai vincoli gli investimenti tout court; si studiano quindi le ipotesi di alcune esclusioni settoriali, per esempio per gli investimenti rivolti al dissesto idrogeologico o dell’edilizia scolastica. 

Riscontrate conferme, poi, per il progetto di impiegare la legge di stabilità per estendere il Patto alle società interamente pubbliche titolari di affidamenti diretti; il progetto di un Patto a  misura di settore, con obiettivi diversi per ogni ramo di attività, deve superare le difficoltà di applicazione alle tante multiutility, aziende singole che però operano in più comparti.

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