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Comuni «virtuosi» ma ignoti

Quali sono i Comuni «virtuosi»? La domanda non interessa solo l’etica, perché i «virtuosi», tali grazie ai loro bilanci, secondo la legge possono evitare i vincoli del Patto di stabilità e impegnarsi solo a pareggiare entrate e uscite. Per farlo, calibrando dunque aliquote e tariffe a questo obiettivo più leggero rispetto a quello riservato agli altri, bisognerebbe però sapere se si è un Comune «virtuoso» o meno. Siamo a settembre inoltrato, ma l’elenco del 2013 non è ancora emerso, e la sua latitanza finisce naturalmente per cancellare i benefici concreti dell’eventuale «virtù»: che il meccanismo zoppichi, del resto, lo sa anche il Governo, che infatti l’ha sospeso per il 2014.

Quella della virtuosità dei conti è l’ennesima saga della finanza locale. Bandiera soprattutto della Lega, che l’aveva pretesa quand’era al Governo, era già stata cancellata una prima volta dopo aver premiato Comuni come Taranto e Catania, falliti o quasi. Poi il meccanismo è stato riscritto, ma evidentemente senza fortuna.

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