Questo articolo è stato letto 2 volte

Comuni, sblocca-debiti sterilizzato con fondi «uguali»

Fonte: Il Sole 24 Ore

La gestione dei fondi sblocca-debiti che ha aperto un buco multimiliardario nei conti regionali, sanabile in 30 anni grazie al decreto salva-bilanci, può far danno anche a Comuni e Province. Per evitarlo, gli enti locali devono aver iscritto nella spesa un fondo “congelato”, di importo pari all’anticipazione ricevuta dalla Cdp. Altrimenti si violerebbe l’articolo 119 della Costituzione, che vieta alle Pa di indebitarsi per finanziare spese diverse dagli investimenti, replicando il caos Regioni.
Anche questa volta a lanciare l’allarme è la Corte dei conti, che nella delibera 33/2015 della sezione Autonomie ha dettato istruzioni precise a tutte le amministrazioni locali per gestire senza sorprese le anticipazioni. Per i magistrati contabili, quindi, occorre sterilizzare l’anticipazione stanziando una somma analoga al titolo della spesa dedicato al rimborso prestiti, in un fondo che non può essere impegnabile, e che va ridotto ogni anno delle somme rimborsate alla Cassa. Per sterilizzare l’anticipazione, precisa la Corte, non può essere utilizzato il Fondo pluriennale vincolato, cioè lo strumento che serve a governare le spese degli anni successivi rispetto a quelli dell’entrata.
In questo modo i magistrati contabili provano a “blindare” le anticipazioni sblocca-debiti in un contesto di finanza locale che, nonostante l’armonizzazione, continua a essere agitato dai continui interventi emergenziali che rimandano al futuro i problemi. La stessa sezione delle Autonomie li elenca in un’altra delibera diffusa ieri, la 32/2015, che torna a dare i compiti a casa ai revisori proponendo i nuovi questionari da compilare per il controllo sui preventivi 2015. Questionari che, dopo due anni di assenza causata dalle proroghe continue che hanno spostato all’autunno inoltrato i bilanci di previsione, rispuntano in versione semplificata, chiedendo ai revisori di indagare i pilastri dell’armonizzazione rappresentati da fondo pluriennale vincolato, fondo crediti e gestione di cassa. 
Insieme ai questionari, la Corte indica però le linee di indirizzo sulla riforma, e mette nel mirino i tanti interventi estemporanei che rischiano di abbatterne l’efficacia. 
Il più rischioso riguarda ancora una volta le anticipazioni sblocca-debiti che, in base a un comma infilato nel decreto enti locali (articolo 2, comma 6 del Dl 78/2015), per la quota accantonata nel risultato di amministrazione possono essere utilizzate per alimentare il fondo crediti di dubbia esigibilità. «La norma – spiegano i magistrati – potrebbe generare meccanismi tali da produrre quote di avanzo libero non effettivamente disponibili, o minori disavanzi». Insomma, si finirebbe per ricreare quegli spazi di spesa “scoperta” che il fondo crediti vorrebbe eliminare.
Forte è poi la critica alla possibilità, offerta dalla manovra dello scorso anno (comma 537), di rinegoziare mutui già oggetto di revisione in passato, in un meccanismo a catena che permette di allungare i rimborsi oltre l’orizzonte dei 30 anni e quindi «mal si concilia» con le regole del pareggio di bilancio che fanno coincidere «la massima durata dell’ammortamento con la vita utile del bene oggetto dell’investimento».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *