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Comuni, la casa compensa i tagli

Un taglio da circa 1,5 miliardi all’anno, che potrà essere parzialmente compensato manovrando la leva fiscale. È questo, in estrema sintesi, l’impatto sui comuni del decreto Monti. Ai sindaci poteva andare peggio. Nei giorni scorsi era stata ipotizzata una nuova stangata sul Patto da 2.900 milioni, con ulteriore incremento dei coefficienti per il calcolo degli obiettivi, già rivisti al rialzo dalla legge di stabilità. Il testo finale si accontenta di sforbiciare i fondi sperimentali di riequilibrio e perequativo, che dal 2012 saranno ridotti di 1.450 milioni annui. Tali riduzioni saranno ripartite in proporzione alla distribuzione territoriale dell’Imu, per cui i comuni più ricchi dovrebbero subire i tagli maggiori. Non è chiaro se questi tagli possano essere sterilizzati ai fini del Patto, come espressamente previsto per quelli imposti dalle precedenti manovre. A rigore sembrerebbe più corretto sommare i nuovi tagli a quelli vecchi e sottrarre il totale al prodotto della media degli impegni di spesa corrente 20062008 e dei coefficienti previsti dalla legge 183/11. Sul punto, tuttavia, saranno necessari maggiori chiarimenti. Dal 2012, con due anni di anticipo rispetto al timing fissato dal dlgs 23/11, partirà a titolo sperimentale la nuova imposta municipale propria, che andrà a regime nel 2015. L’Imu, che sostituirà Ici e Irpef fondiaria, poggerà su due gambe: da un lato, quella sull’abitazione principale, che avrà un aliquota dello 0,4% modificabile da sindaci in aumento o in riduzione fino allo 0,2% e una detrazione da 200 euro elevabile fino a concorrenza dell’imposta dovuta e che finirà integralmente nelle casse dei comuni; dall’altro, quella sugli altri immobili (seconde case, negozi, impianti produttivi ecc.), che subirà un’aliquota più elevata (0,76%) ritoccabile dai sindaci entro lo 0,3% e per metà sarà incassata dallo stato. L’aliquota è ridotta allo 0,2% per i fabbricati rurali ad uso industriale, con manovrabilità fino allo 0,1%. I comuni potranno ridurre l’aliquota fino allo 0,4% nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario o posseduti dai soggetti Ires, ovvero nel caso di immobili locati. Dal 2013 partirà il nuovo tributo comunale su rifiuti e servizi, che manderà in pensione Tarsu e Tia. Anche in tal caso sono previste due componenti: la prima, basata su una tariffa (da definire) commisurata alla quantità e qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotti per unità di superficie, servirà a coprire i costi di smaltimento sostenuti dai comuni, l’altra, consistente in una maggiorazione di 30 centesimi a metro quadro elevabili dai comuni fino a 40, costituirà il corrispettivo degli altri servizi comunali. La relazione tecnica stima in 3 miliardi all’anno le maggiori entrate per i comuni, di cui 2 dall’Imu e 1 dal Tres, che saranno compensate mediante corrispondenti riduzioni dei fondi sperimentale di riequilibrio e perequativo. La stima non include lo sforzo fiscale autonomo dei singoli enti, che aumentando le aliquote potranno recuperare risorse. Al netto di queste ultime, il fondo sarà ridotto di circa 4,5 miliardi all’anno, più o meno il 50% della dotazione 2011. Per evitare scompensi territoriali, si prevede che, per il triennio 20122014, nel fondo stesso confluisca anche la compartecipazione Iva, che sarà ripartita secondo una logica perequativa. L’art. 13 consolida la riduzione dei trasferimenti erariali a favore dei comuni a seguito del presunto maggior gettito Ici sui fabbricati ex rurali all’importo risultante dalle certificazioni di cui al decreto del Mef 7 aprile 2010, con recupero per le casse comunali di 97,6 milioni euro annui. Fra le altre disposizioni, merita di essere segnalata la previsione in base alla quale i comuni con meno di 5 mila abitanti ricadenti nel territorio di ciascuna provincia affidano obbligatoriamente ad un’unica centrale di committenza l’acquisizione di lavori, servizi e forniture nell’ambito delle unioni dei comuni, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile. Una nuova complicazione, cui fa da contraltare la soppressione dell’obbligo di

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