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Comuni in dirittura, regioni a settembre

ROMA – I destini di regioni ed enti locali stanno per separarsi di nuovo. Almeno dal punto di vista temporale. Mentre i comuni dovranno pazientare fino alla settimana prossima quando un consiglio dei ministri ad hoc dovrebbe dare il via libera al decreto attuativo del federalismo sull’autonomia fiscale dei municipi, i governatori dovranno aspettare settembre. Non solo per sapere quali tributi riceveranno dallo stato ma anche per capire a che altezza sarà fissata l’asticella dei costi standard. Che seguiranno percorsi diversi a seconda della funzione: si partirà con la sanità; in un secondo momento arriveranno istruzione, trasporti e assistenza. Il dlgs che fisserà i principi e i tempi per dire addio alla spesa storica non è ancora pronto. Forse sono anche ragioni di opportunità politica che consigliano di rimandare la partita a dopo l’estate. Per scongiurare l’apertura di un nuovo fronte con le regioni già provate dalla manovra. Dopo aver garantito – come hanno fatto a più riprese dai ministri dell’Economia e della Semplificazione, Roberto Calderoli e Giulio Tremonti – che il federalismo le ripagherà dei sacrifici imposti dal Dl correttivo, la scelta di affrontare solo l’argomento uscite, rimandando a tempi migliori l’approfondimento sulle entrate, si sarebbe potuto rivelare un boomerang. Già decisi sono invece i principi che il governo seguirà nella fissazione dei costi standard. L’esecutivo metterà a frutto il lavoro svolto dalla commissione tecnica paritetica guidata da Luca Antonini che proprio oggi esaminerà in seduta plenaria la relazione da sottoporre all’esecutivo. Il documento conferma che per la sanità il meccanismo è più o meno congegnato. Come anticipato sul Sole 24 Ore del 25 giugno scorso, in campo sanitario si partirà dall’esperienza già maturata con il patto per la salute. Una volta fissato il monte risorse e aggregate le attività per macrolivelli di assistenza si procederà a calcolare il costo dei fattori produttivi necessari all’erogazione di un determinato servizio. Utilizzando tutti gli elementi del monitoraggio previsto dal Patto per la salute siglato nel dicembre scorso e partendo dai livelli essenziali di assistenza programmato in ambito sia nazionale che regionale. Nella determinazione dei costi standard, sostengono i tecnici, si terrà conto delle regioni più performanti ponendole come benchmark a cui si dovranno adeguare anche le altre perché la perequazione sarà garantita solo fino a quel livello. Oltre la soglia ogni regione dovrà provvedere con risorse proprie. Come del resto avviene già oggi, fanno notare, visto che la spesa (storica però) che eccede il fabbisogno programmato va coperta con risorse di bilancio o con l’aumento automatico di Irap e addizionale Irpef. A questo sistema si aggiungerà l’«inventario delle consistenze» preannunciato da Antonini. In pratica, alla fine di ogni mandato, ogni governatore dovrà emanare una dichiarazione certificata che illustri ai cittadini i saldi prodotti nell’intero quinquennio. Che si sommerà a un bilancio sanitario consolidato redatto finalmente con criteri uniformi. Per le altre funzioni fondamentali (istruzione, assistenza e le spese in conto capitale del trasporto pubblico locale) il cammino si annuncia più lungo. Innanzitutto bisognerà aspettare che una legge dello stato indichi i livelli essenziali delle prestazioni (lep) da finanziare a costi standard e perequare al 100 per cento. E poi occorrerà stabilire una serie di indicatori che consentano di capire quali sono i livelli di servizio efficienti da erogare sull’intero territorio nazionale. Per queste funzioni il decreto attuativo potrebbe limitarsi a indicare un percorso metodologico, ripetendo la strada seguita la settimana scorsa con il dlgs sui fabbisogni standard di comuni e province. Magari stabilendo premi e sanzioni per chi è più o meno vicino al rispetto degli obiettivi di servizio. Ormai vicina alla conclusione appare invece la partita per i comuni. Una volta che saranno superate le ultime divergenze sulle cifre dei gettiti (oggi ci sarà un nuovo tavolo tecnico governo- Anci, ndr), approderà in consiglio dei ministri il decreto sull’autonomia fiscale dei municipi. In una prima fase, il provvedimento istituirà la cedolare secca intorno al 23% sugli affitti e assegnerà ai sindaci il gettito dei tributi erariali immobiliari: 15 miliardi tra Irpef e imposte ipotecaria – catastale e di registro che si sommeranno ai 10 dell’Ici seconda casa; in una seconda, permetterà loro di accorpare nella «municipale» tutti i tributi oggi esistenti sulla casa. Difficile che il via libera arrivi domani, più probabile che occorrerà un cdm ad hoc la settimana prossima.

LE PROSSIME TAPPE

Oggi la Commissione
La riunione plenaria della commissione tecnica per il federalismo fiscale guidata da Luca Antonini dovrebbe approvare oggi la relazione da sottoporre all’esecutivo. Il testo conterrà tra l’altro i principi per la definizione dei costi standard dei servizi essenziali di assistenza e i criteri per la stesura del bilancio sanitario consolidato delle diverse regioni

Consiglio dei ministri
L’attesa è per una riunione da convocare per la prossima settimana (viceversa si andrebbe alla prima riunione dei dopo-ferie). I ministri approveranno il decreto sull’autonomia fiscale dei comuni. Il provvedimento servirà anche per istituire la cedolare secca del 23% sugli affitti e assegnerà ai sindaci il gettito dei tributi erariali immobiliari

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