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Comuni in campo contro l’evasione

Per scovare l’economia sommersa e stanare gli evasori, compresi quelli che hanno fissato fittiziamente la loro residenza all’estero, i comuni potranno accedere alle banche dati dell’agenzia delle entrate, con un maggiore ritorno economico per i loro bilanci. Infatti, la quota del 30 per cento attribuita dal dl n. 203/2005 ai comuni sulle maggiori somme di tributi statali recuperate grazie al loro intervento, sale adesso al 33%. Ma gli enti locali non dispiegheranno la loro intelligence solo per il recupero dell’evasione fiscale, saranno infatti impegnati anche sul versante di quella contributiva. A tal fine, dovranno però attivare i consigli tributari che, per i comuni con popolazione inferiore a cinquemila abitanti, potranno essere avviati in forma consorziata. È quanto prevede l’articolo 18 della manovra finanziaria correttiva che ha avuto ieri il suo via libera dall’aula di Montecitorio che ha votato la fiducia (la trentaseiesima dall’inizio della legislatura) sul maxiemendamento sostitutivo dell’intero testo del disegno di legge. Pertanto, gli evasori fiscali e contributivi sono avvisati. Oltre che dall’agenzia delle entrate, dalla guardia di finanza e dall’Inps, le brutte notizie (per loro) possono adesso arrivare grazie all’attività di intelligence messa in campo dagli uffici comunali. Il provvedimento in esame, infatti, prevede che la partecipazione dei comuni consiste, tra l’altro, nella segnalazione agli enti sopra citati, «di elementi utili ad integrare i dati contenuti nelle dichiarazioni presentati dai contribuenti», al fine di determinare maggiori imponibili sia fiscali che contributivi. Tutto questo dovrà avvenire però attraverso il «filtro» del Consiglio tributario, organo previsto da un decreto del dopoguerra e che negli anni è stato messo nel dimenticatoio. La sua istituzione, pertanto, se non si è già provveduto, dovrà avvenire entro i novanta giorni dall’entrata in vigore del decreto legge n. 78/2010 (quindi c’è tempo sino alla fine del prossimo agosto), mediante deliberazione di consiglio comunale. I piccoli comuni però, ovvero quelli con popolazione inferiore a 5 mila abitanti, potranno riunirsi nelle forme consorziate per la successiva istituzione del consiglio tributario. Ma attenzione, l’avvio del consiglio tributario, per effetto di un emendamento inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, non potrà portare maggiori oneri per le casse del comune, essendo previsto che gli adempimenti relativi siano svolti con «le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente». Infine, la manovra prevede che prima seduta del Consiglio tributario successiva al 31 maggio 2010, deve essere volta a deliberare sulle forme di collaborazione che devono intraprendersi con l’Agenzia del territorio per il monitoraggio relativo all’emersione dei fabbricati sconosciuti al catasto. L’articolo 18 della manovra modifica alcune disposizioni previste dal testo unico sull’accertamento delle imposte sui redditi (il dpr n. 600/73). Da oggi, grazie alle modifiche all’articolo 44 del citato dpr, l’Agenzia delle entrate «mette a disposizione» degli enti locali le dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche in essi residenti. Gli stessi uffici tributari, inoltre, prima di emettere un avviso di accertamento «sintetico», dovranno inviare una «segnalazione» agli uffici comunali nel cui territorio hanno domicilio i destinatari. Inoltre, il comune ha l’obbligo di segnalare «qualsiasi integrazione» degli elementi contenuti nelle dichiarazioni presentate dalle persone fisiche, indicando dati, fatti ed elementi rilevanti e fornendo idonea documentazione a supporto. Per la sua attività di contrasto all’evasione, l’amministrazione comunale beneficerà di un «ritorno» nella misura del 33% delle maggiori somme dei tributi statali, e delle sanzioni applicate sui maggiori contributi che l’Erario riscuoterà, in via definitiva, grazie al loro intervento in fase di accertamento. L’avvio di questa nuova fase attenderà un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, che, entro 45 giorni dall’entrata in vigore della disposizione, metterà nero su bianco le modalità tecniche di accesso dei comuni alle banche dati, nonché quelle della partecipazione dei comuni alla fase di accertamento. Mentre occorrerà attendere ancora un breve lasso di tempo affinché il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, firmi il decreto con cui individua tutti i tributi su cui calcolare la quota del 33% e le sanzioni che spettano agli enti per la loro partecipazione alle attività di accertamento. Infine, per effetto della lettera c) del comma 5, da oggi il Dipartimento delle politiche fiscali non trasmetterà più ai comuni l’elenco delle iscrizioni a ruolo delle somme derivanti da accertamenti cui i comuni abbiano contribuito.

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