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Commercio, per un negozio di parrucchiere un solo sportello ma chilometri di fogli

Inail, Inps, vigili del fuoco, Asl, Agenzia delle entrate… L’elenco degli enti da contattare quando si apre una nuova attività è lungo. E ognuno di questi richiede documenti, fogli, tempo. È vero che negli ultimi anni non è più necessario passare giornate in coda davanti a ciascun ufficio, visto che le pratiche si consegnano solo alla Camera di commercio o allo Sportello unico per le attività produttive (Suap). Ma i passaggi da svolgere sono tanti. Ne è la riprova che per aprire un esercizio di acconciatore, neanche uno dei più complicati, ne servano una ventina. E mesi di pazienza. Prima di tutto bisogna prendere una nuova partita Iva e, con la Comunicazione unica, iscrivere contemporaneamente l’attività al registro delle imprese, Inps, Inail e Agenzia delle entrate. È tutto informatizzato. Un clic sul sito della Camera di commercio fiorentina e i tre programmi sono scaricati. Il primo, però, non si apre perché vuole «Java». Il secondo i «plug-in». Poi bisogna inserire l’indirizzo di posta elettronica certificata. Dopo, caricare la firma digitale. La giungla di termini informatici e fiscali si fa sempre più fitta. Per un commercialista che conosce le procedure è semplice, ma lo stesso non può dire per chi non è pratico della materia. Una volta superata la ComUnica, si passa al Suap del Comune di Firenze, in piazza Artom. È un front office. In parole povere, le pratiche si consegnano qui. Poi però vengono smistate ai vari uffici, che daranno risposte autonome. Arriviamo verso le 16. Il commesso ci consiglia di prendere il bigliettino per il “Suolo Pubblico”. «Perché? Sono un acconciatore». «Conciatore?». «Acconciatore, parrucchiere». «Allora “Commercio fisso”». Entriamo alle 16.55, a cinque minuti dalla chiusura. «Ma lei deve andare all’ufficio estetica», risponde l’impie-gata. Via al primo piano, dove la funzionaria ci accoglie con gentilezza. «Guardi lo schermo, sul nostro sito va su “Info”, poi “Endoprocedimenti”, “Acconciatori” e “Avvio attività”». Sembra troppo facile. «Ci sono tutte le informazioni e i moduli. Molte cose riguardano il fondo. Se ci sono dubbi, però, non si rivolga a noi, ma all’ufficio urbanistica. Lei, comunque, ha un ingegnere o un architetto di fiducia, vero?». Ecco l’inghippo. Le normative sono composte da migliaia di pagine. Soltanto nel regolamento edilizio comunale ce ne sono 245, complicatissime. I moduli da compilare sono solo due, la dichiarazione di agibilità e la segnalazione certificata di inizio attività. Peccato che richiedano autocertificazioni e allegati di tutti i tipi, dalle dettagliatissime relazioni tecniche sull’attività, alle planimetrie fino al certificato antimafia. Insomma, c’è bisogno di un esperto per svolgere tutti questi passaggi. E rispetto ad altre attività non sono neanche tanti. Un estetista, per esempio, deve portare molti altri fogli. I problemi, comunque, sono comuni a tutti i settori. «Il mio commercialista in un giorno ha compilato la ComUnica. Ma il mio fondo è dell’800, per adeguarlo ho bisogno di cinque mesi» racconta Danny Decembri, giovane imprenditore che sta aprendo un’agenzia immobiliare in Borgo Ognissanti. Alessandro Batisti, responsabile dello sportello impresa di Confesercenti Firenze, mostra le pratiche per mettere in piedi, dentro un hotel, un ristorante aperto a tutti: «Due anni per compilarle, uno e mezzo per farle approvare». 10 centimetri di carte: «Più quelle portate all’Asl e ai vigili del fuoco. Informatizzare il Suap? Tecnici, professionisti e uffici pubblici dovrebbero avere lo stesso software, ma pure i Suap dei comuni della provincia fiorentina li hanno diversi». «La complessità delle procedure dipende dalle tante norme», spiega Fabio Cacioli, responsabile della direzione sviluppo economico del Comune di Firenze, «rendere tutto telematico sarà necessario. Ma dovremo soprattutto riunire fisicamente l’ufficio dell’edilizia per le attività produttive e il Suap».

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