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Come rendere efficace il Rei: “Sblocco totale del turnover per i Piccoli Comuni”

Come rendere efficace il Rei

“Al fine di rendere ancora più efficace il Rei (reddito d’inclusione, ndr), chiediamo al Governo di portare al 100% il turnover del personale nei Piccoli Comuni e di poter utilizzare parte dei fondi messi a disposizione dei municipi per promuovere tirocini formativi e politiche attive del lavoro”. Ad affermarlo è il presidente dell’ANCI, Antonio Decaro, nel corso della presentazione della norma che istituisce il reddito d’inclusione.

Reddito di inclusione (Rei): il punto di vista dell’ANCI

L’iniziativa, organizzata dal ministro Giuliano Poletti proprio nel capoluogo pugliese, consente a Decaro di spiegare il punto di vista dei sindaci: “Siamo convinti che sia opportuno combattere le situazioni di disagio economico e sociale, oltre che con l’erogazione di risorse per le famiglie, anche dando opportunità di formazione e lavoro ai componenti dei nuclei familiari, per affrancarli dalla propria condizione di svantaggio. È nostro dovere compiacerci con chi arriva primo, ma non dobbiamo mai perdere di vista coloro che restano indietro. Un’altra cosa è importante. Il Rei ha il pregio di far emergere una domanda sociale inespressa. Sarà un bene ma i Comuni dovranno farsene carico e questo comporterà un aggravio di lavoro: servono risorse e anche personale. Chiediamo al Governo di inserire nella Legge di Bilancio lo sblocco totale del turnover, al momento al 75%, nei Comuni con meno di 5mila abitanti”.

Le iniziative dei Comuni

Decaro ha illustrato dal palco l’iniziativa e gli esperimenti in tema di reinserimento e accompagnamento al lavoro, condotti in alcuni Comuni. “Noi sindaci vogliamo contribuire attivamente a scrivere l’agenda nazionale del Paese, non solo sui temi della finanza locale. In questo senso, il nostro impegno sul sociale è stato e resta massimo: i cittadini si rivolgono direttamente ai sindaci per tutte le istanze di welfare. Non è dunque un caso se proprio sul reddito di inclusione Comuni e Regioni abbiano già avviato esperienze positive prima del varo della legge nazionale: mi riferisco a Livorno, Ragusa, Napoli, la stessa Bari, l’Emilia-Romagna, la Puglia, il Friuli. Non avremmo potuto fare diversamente. Negli anni della crisi, la platea di cittadini al di sotto della soglia di povertà passava dal milione e ottocentomila persone del 2007 ai 4,7 milioni del 2016 e i Comuni subivano tagli per una cifra complessiva di 9 miliardi. Eppure, noi sindaci abbiamo salvaguardato la spesa per il sociale. Adesso che la stagione dei tagli è terminata è il momento di invertire la rotta, e per questo chiediamo ulteriore sostegno da parte del governo: passiamo dal semplice sussidio alla ‘smonetarizzazione’ dei servizi sociali, puntando all’accompagnamento al lavoro”.

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