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Col binocolo, il pareggio nel 2013

Fonte: Italia Oggi

La crescita è asfittica e il costo del debito pubblico è destinato a salire. Con queste prospettive, in Europa pochi si possono meravigliare se anche in altri stati, non soltanto in Italia, si parla già di ulteriori manovre correttive per rimettere in carreggiata i conti statali. Ieri è stato il quotidiano britannico Financial Times a rimarcare che traballano le finanze pubbliche inglesi alle prese con una crescita economica blanda. Secondo i calcoli fatti dal quotidiano economico inglese, il deficit strutturale per il 2011-12 del Regno Unito risulta di 12 miliardi di sterline più alto del previsto, con un aumento del 25 per cento. Secondo il Financial Times il buco nelle finanze «rischia di far deragliare la strategia del governo per ridurre il deficit e di prolungare la fase di austerità ben oltre la prossima legislatura». La revisione delle stime di crescita per il 2011 sono in corso anche in Italia. La legge prevede la presentazione della Nota di Aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza) entro il 20 settembre, ossia oggi. Il documento, secondo la ricostruzione di ItaliaOggi, è pronto ed è stato approvato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Sarà presentato al prossimo Consiglio dei ministri. I numeri non sono ancora noti. Comunque le valutazioni dei tecnici del ministero di via Venti Settembre sono rintracciabili nel settimanale report congiunturale dei macroeconomisti del Tesoro: «Italia: terza flessione consecutiva per l’industria», è il titolo del capitoletto sul nostro paese. A luglio, scrivono gli economisti Lorenzo Codogno e Libero Monteforte, la produzione industriale è scesa (meno 0,7% mese su mese, meno 1,6% anno su anno), per il terzo mese consecutivo a un ritmo superiore allo 0,5% mese su mese. Il calo è ancora una volta riconducibile soprattutto ai beni di consumo non durevoli (-3,6% mese su mese). Il dato non era atteso per cui ha abbassato le previsioni sul terzo esul quarto trimestre dell’anno, stimati internamente tra la stagnazione e una lieve contrazione. «Considerando anche il peggioramento del quadro internazionale e le valutazioni sulla manovra di bilancio», si legge nello studio congiunturale degli economisti del Tesoro, i principali previsori internazionali hanno similmente tagliato le proiezioni per l’anno prossimo. La previsione del Consensus Forecast a settembre indica una variazione del prodotto interno lordo allo 0,3% nel 2012, similmente al Centro studi di Confindustria e consistentemente sotto l’edizione di agosto (si attendeva 0,8%)». Domanda: ciò significa che nella Nota di aggiornamento al Def che arriverà in consiglio dei ministri l’1,3% di crescita prevista fino allo scorso aprile per il 2012 diventerà lo 0,3%? Questo al momento non si sa. Però il riferimento al Consensus Forecast, un report per addetti ai lavori che riassume le ultime stime dei principali istituti di ricerca all’interno di banche e centri studi, è significativo. Anche perché il consensus per il 2011 è dello 0,7%, contro l’1,1% del governo, del Fondo monetario internazionale e dell’Ocse. Con questo scenario c’è chi, come il centro studi Ref (Ricerche per l’economia e la finanza) nel rapporto congiunturale diramato ieri, mette in dubbio che il pareggio di bilancio si realizzi davvero nel 2013, come prevede la manovra economica approvata la scorsa settimana definitivamente in Parlamento. «Partendo da una crescita molto più contenuta ed effetti della manovra solo parzialmente contabilizzati il pareggio di bilancio non sembra un obiettivo raggiungibile», dice a ItaliaOggi il macroeconomista del Ref, Fedele De Novellis. «Si tratta comunque di un intervento di entità considerevole, per cui l’indebitamento netto dovrebbe portarsi al disotto del 2 per cento del pil già nel 2013 pur non raggiungendo l’equilibrio tra entrate e spese». Chiaramente, aggiunge De Novellis, «a ciò si associa un pil praticamente stagnante per tutto il periodo, una crescita vicina allo zero nel 2012 per rimanere comunque al di sotto dell’1 per cento negli altri anni».L’obiettivo del pareggio di bilancio «non sembra peraltro raggiungibile nemmeno nel caso in cui si incorpori la manovra al suo valore facciale», si legge nelle conclusioni del rapporto del Ref. «In quel caso le nostre previsioni puntano a un deficit al di sotto dell’1 per cento del pil, con effetti ancora più marcati sulla crescita. La divergenza rispetto al Governo è soprattutto legata alle differenze nelle stime di crescita».

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