Questo articolo è stato letto 0 volte

Clausola per frenare il fisco

ROMA – Il federalismo fiscale contiene il principio e il vincolo dell’«invarianza fiscale». «Non aumenterà la pressione fiscale ma anzi, introducendo meccanismi di controllo delle forme eccessive della spesa pubblica», «fermi restando i servizi», offrirà «ampi margini di risparmio» e potrà «aprire spazi per ridurre la pressione fiscale. Al punto che «chiusi i sette decreti del federalismo, chiederemo la delega per la riforma fiscale». Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha messo in chiaro ancora una volta ieri «l’obiettivo fondamentale» del governo, che resta quello di «non aumentare la pressione fiscale generale». Nella conferenza stampa al dicastero di via XX Settembre per presentare il maxidecreto sul federalismo approvato poco prima in consiglio dei ministri, assieme a Roberto Calderoli, Raffaele Fitto e Ferruccio Fazio, Tremonti ha affermato: «Abbiamo chiuso la fase fondamentale di definizione dei sette decreti, federalismo demaniale, comunale, provinciale, regionale, Roma capitale e i due decreti tecnici sui fabbisogni collegati ai costi standard, sanitari e non». Sui tempi, il ministro ha commentato che pur se si ha «l’impressione è che stiamo cominciando, in realtà il processo è quasi terminato, è in fase molto avanzata». «Siamo molto avanti», ha incalzato. Questo maxi-decreto finale ne ha “accorpati” tre, ha spiegato il ministro della Semplificazione Calderoli: regioni, autonomia impositiva delle province e costi standard per la sanità. Calderoli ha reso noto che dopo l’iter parlamentare, quando i cinque testi torneranno in Cdm (federalismo demaniale e Roma capitale infatti hanno già ottenuto l’ok definitivo, ndr), saranno fusi in uno solo. Precisando, in linea con Tremonti, che la forchetta di “flessibilità” fiscale concessa alle regioni sull’imposta sui redditi non comporterà aumenti della pressione fiscale perché dovrà essere compensata da un calo di altre imposte come l’Irap. «Il federalismo è la grande riforma – ha enfatizzato Tremonti – è costituzionale perché l’articolo V lo presuppone. Raddrizza l’albero storto della finanza pubblica, unisce e non divide». E poi, ci ha tenuto a sottolineare, le scelte sono state fatte «con il massimo consenso possibile di regioni, comuni e province», la legge delega è passata con «ampio consenso in parlamento». Proprio sull’Iva, il governo era partito per un federalismo regionale basato sull’attribuzione di gettito delle imposte dirette «e invece siamo tornati indietro all’Iva come chiesto dalle regioni», ha spiegato. «Proseguire sul programma è un ottimo auspicio per il prosieguo della legislatura che deve durare fino al 2013», ha detto Calderoli. Per Fazio, ministro della Salute, si tratta di «una riforma rivoluzionaria» tesa «a garantire non solo la virtuosità economica, ma la qualità delle prestazioni a livello nazionale». Il ministro per gli affari regionali Fitto ha ribadito che «dal federalismo le Regioni del Sud “non hanno nulla da temere”». Freddo il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un’intervista ad AnnoZero: «Non ho mai contestato il federalismo fiscale – ha detto – ma sono curioso di vedere i decreti attuativi perché il diavolo è nei dettagli e il federalismo può rilanciare o può essere la tomba del Mezzogiorno». Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha esortato il governo a «procedere con rapidità nella consapevolezza dei limiti entro cui deve muovere oggi la politica di bilancio del paese». Del largo consenso in Parlamento sulla legge delega del federalismo, però, ieri era rimasto ben poco tra le fila dell’opposizione. Il Pd ha preso nettamente le distanze. «È essenziale il problema posto dalle regioni sui rapporti tra costi e servizi ? ha ricordato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ? e non si può partire dal federalismo senza correggere il declassamento nell’ultima finanziaria con i tagli agli enti locali. O si danno assicurazioni su questi due punti dirimenti o sono solo chiacchiere». Il governatore della Puglia Nichi Vendola ha accusato il governo: «Hanno scodellato un testo sui costi standard della sanità sui quali si era appena iniziato a discutere». «È una scatola vuota, dannosa e pericolosa», ha tuonato il presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro. Duro, come sempre, il leader Udc Pierferdinando Casini secondo il quale il federalismo è «pericoloso», «vuoto di contenuti e sostanza», «scassa il paese, consente alle regioni di aumentare le addizionali, mettendo le mani nelle tasche degli italiani». Timida la reazione del presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, presidente della provincia di Catania. Pur riconoscendo il «passo in avanti» per un giudizio puntuale si aspettano «norme approvate e relazione tecnica». Il presidente dell’Anci Chiamparino ha fatto sapere che il governo ha proposto la compartecipazione sulla cedolare secca sugli affitti, per venire incontro alle richieste dei comuni.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>