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Clausola di salvaguardia sul Patto di stabilità

Arriva la clausola di salvaguardia per il patto di stabilità degli enti locali. Entro il prossimo 31 gennaio l’obiettivo di saldo finanziario dei comuni (derivante dall’applicazione delle nuove percentuali previste dalla legge di stabilità) sarà riderminato in modo che in nessun ente si realizzi un peggioramento superiore al 15% rispetto agli obiettivi calcolati sulla spesa corrente media 2007-2009. La novità è contenuta nel maxiemendamento del governo che interviene anche a cancellare le sanzioni a carico degli enti locali che non utilizzano gli sconti riconosciuti sul Patto 2014 per finanziare gli investimenti. I correttivi del governo modificano pure il meccanismo di riparto della dote da un miliardo finalizzata a escludere dal conteggio del saldo di competenza mista una quota dei pagamenti in conto capitale da parte di comuni e province. Il nuovo testo prevede che, ai fini della distribuzione della predetta esclusione, sia assegnato a ciascun ente uno spazio finanziario in proporzione al proprio obiettivo. La versione originaria della norma, invece, stabiliva che l’assegnazione fosse proporzionale alle richieste presentate dagli enti entro il 14 febbraio al Mef, che avrebbe dovuto procedere al riparto entro il 28 febbraio. La novella, peraltro, lascia diversi punti oscuri: in particolare, non si capisce se i bonus verranno ripartiti in automatico su tutti gli enti o se sarà comunque necessario presentare una domanda e, in questo caso, con quali tempi e modalità. È evidente, peraltro, che un’assegnazione a pioggia sull’intera platea dei potenziali beneficiari (quasi 6.000 enti in totale) rischia di vanificare l’efficacia della misura, disperdendo gli aiuti in mille rivoli. Lo stesso effetto negativo potrebbe scaturire dalla seconda modifica, che ha soppresso il comma che imponeva una sanzione agli enti che, entro la fine dell’esercizio finanziario, non avranno effettuato pagamenti per almeno il 90% degli spazi finanziari loro concessi. In tali casi, la disciplina precedente prevedeva la decadenza dal beneficio dell’esclusione e l’inclusione dei pagamenti comunque effettuati fra le spese che pesano sul saldo di Patto. Ora, invece, non è prevista alcuna penalizzazione per gli enti spreconi, il che ovviamente non depone a favore del buon esito dell’operazione. In questo modo, infatti, aumentano fortemente i rischi che l’allentamento venga utilizzato, in tutto in parte, per aumentare la spesa corrente, anziché gli investimenti.

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