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Class action pubblica: le Entrate nel mirino degli inquilini

ROMA – Potrebbe essere l’agenzia delle Entrate una delle prime vittime della class action pubblica. Ed è più di una minaccia quella del Sunia, il sindacato degli inquilini, che ha già presentato una diffida a nome dei propri associati per risolvere l’annosa questione dell’Iva maggiorata applicata al gas consumato in condominio. Chi utilizza il combustibile in impianti autonomi sconta un’imposta del 10%, chi è invece allacciato alla caldaia centralizzata paga il 20 per cento. Per abbattere questa disparità di trattamento, e portare tutti alla stessa aliquota, il Sunia ha dunque deciso di passare all’attacco,utilizzando la nuova procedura prevista dal Dlgs 198/2009. Primo passo è la presentazione di una diffida, una sorta di ricorso gerarchico preliminare, direttamente all’ufficio ritenuto responsabile dell'”inadempimento”. In questo caso, appunto, l’agenzia delle Entrate, che è invitata, entro 90 giorni, a cancellare la presunta anomalia. In particolare ? si legge nel documento ? a «formalizzare una soluzione interpretativa della norma di cui al Dlgs n. 26 del 2 febbraio 2007 in base alla quale il limite quantitativo dei 480 metri cubi annui, assunto ai fini dell’assoggettamento all’aliquota Iva del 10%, sia correttamente riferito all’uso e al conseguente consumo, come formalmente ripartito in ambito condominiale, di ciascun contribuente e non all’intero impianto condominiale, rivedendo gli attuali criteri che provocano iniqua disparità di trattamento». Il decorso inutile dei 90 giorni di “preavviso” dà poi diritto al proponente di recarsi dal giudice amministrativo competente per territorio, nel caso specifico il Tar del Lazio. A quel punto la “minaccia” si trasforma in una vera e propria class action e la partita si sposta sul terreno giurisdizionale dove, in primo luogo, i giudici dovranno valutare la legittimazione del Sunia a presentare una azione collettiva e l’ammissibilità della richiesta. Bisognerà attendere come i giudici ? che peraltro utilizzeranno allora il nuovo codice del processo amministrativo che sarà in vigore dal 16 settembre ?valuteranno la domanda alla luce anche delle linee guida rilasciate dalla commissione Civit qualche settimana fa (si veda «Il Sole 24 Ore» del 5 luglio scorso). Nel frattempo gli interessati potranno apporre il proprio nome nell’elenco degli aderenti e attendere il maturare degli eventi. Con la consapevolezza, però, che in ballo non c’è un risarcimento o un indennizzo. Quello, semmai, dovrà essere oggetto di un ricorso al giudice civile che potrà fondarsi sull’eventuale accertamento, da parte del giudice amministrativo, della violazione.

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