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Class action contro via Arenula

Fonte: Italia Oggi

Una class action contro il ministero della giustizia per carenza di personale e risorse tecnologiche all’interno del tribunale. L’ha promossa l’Associazione forense di Reggio Emilia, supportata dall’Ordine degli avvocati locale, e via Arenula è stata obbligata dal Tar del Lazio, che si pronuncerà l’11 gennaio 2012 (ordinanza del 1° settembre 2011), a pubblicare nel frattempo la notizia sul proprio sito Internet (il ricorso è infatti visibile nella sezione «Azioni collettive dlgs 198/2009», all’interno dell’avviso 23 novembre 2011).
n pratica, l’Associazione forense reggiana e gli altri ricorrenti chiedono la condanna del guardasigilli e del Consiglio superiore della magistratura all’adozione di tutti gli atti necessari al ripristino di un efficiente e adeguato funzionamento dei servizi organizzativi di giustizia presso il tribunale di Reggio Emilia. La situazione in cui versano gli uffici giudiziari, secondo l’Associazione, consegue «non solo dalla contrazione delle risorse economiche e umane destinate alla giustizia», si legge nel ricorso, «ma anche dalla mancata copertura dell’esistente pianta organica dei magistrati e del personale amministrativo». In più, l’incremento del volume delle cause pendenti registrato dal tribunale di Reggio Emilia «avrebbe dovuto portare a un aumento sia dell’organico della magistratura che del personale amministrativo e di cancelleria: ma ciò non è stato fatto». La situazione degli uffici giudiziari di Reggio Emilia, osserva ancora l’Associazione forense, potrebbe essere migliorata con l’implemento delle risorse tecnologiche che «da diversi anni caratterizzano gran parte degli uffici giudiziari italiani». L’accento è posto in particolare sull’introduzione del processo civile telematico, «che porterebbe notevoli effetti positivi su tutto il sistema giustizia». «Al contrario», affermano i ricorrenti, «le innovazioni tecnologiche sembrano essere ben lontane dalla realtà degli uffici giudiziari reggiani, se si eccettua lo sforzo di recente fatto della introduzione del deposito dei decreti ingiuntivi per via telematica». L’Associazione mostra poi come agli uffici giudiziari reggiani la dotazione organica di giudici sia rimasta immutata da diversi anni, con in particolare 15 giudici che coprono un organico che dovrebbe essere pari a 19, neanche un giudice onorario aggregato a fronte dei quattro previsti e dieci giudici onorari di tribunale invece di 19: in totale, fanno 17 posti vacanti. L’insufficienza della dotazione organica, contestano ancora i ricorrenti, riguarderebbe solamente il territorio di Reggio Emilia, circostanza che si evince da un confronto con le altre realtà giudiziarie, considerando il rapporto tra il numero di magistrati e il bacino di utenza territoriale rappresentante la potenziale domanda di giustizia. Secondo i dati del Consiglio superiore della magistratura, infatti, la pianta organica della magistratura reggiana, assieme a quella di tante altre realtà giudiziarie della regione, risulta essere incompleta. «Ma, a differenza degli altri uffici giudiziari, quello di Reggio Emilia deve sopportare una potenziale domanda di giustizia superiore a tutti gli altri del distretto», ovvero potenzialmente 23.844 cause per ogni magistrato. L’Associazione fa anche riferimento al numero di procedimenti pervenuti. Ebbene il carico medio di ciascun magistrato con riferimento a tutti i settori è pari al totale di 29.555 diviso i 23 magistrati previsti da organico: all’incirca 1.285 procedure ciascuno. In definitiva, i ricorrenti chiedono al Csm e al ministero della giustizia: di adeguare le piante organiche dei magistrati in ruolo presso il tribunale di Reggio Emilia e del personale tutto dei relativi uffici giudiziari in funzione dei parametri vigenti e in considerazione della accresciuta domanda di servizio della giustizia degli ultimi anni; di provvedere a rendere operativo e funzionante il processo civile telematico; e di emanare ogni altro idoneo atto o provvedimento volto a ottenere un regolare funzionamento dei servizi, con eliminazione in autotutela di tutti quei provvedimenti ritenuti illegittimi che ne ostacolino il regolare espletamento e ai fini del miglior svolgimento del servizio pubblico inerente alla giustizia presso il tribunale di Reggio Emilia.

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