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Città metropolitana, a noi di Imola piace pochissimo

Su repubblica Bologna ho letto con interesse un intervento del senatore Walter Vitali sulla Città Metropolitana. Vitali sostiene che la sua istituzione rappresenterebbe «la salvezza dalla micidiale stretta finanziaria che stanno subendo le nostre amministrazioni locali». E perché mai? Dove sta scritto? E’ bene a proposito ricordare che gli Enti Locali sono strangolati dal famigerato patto di stabilità che impedisce ai Comuni coni conti a posto di pagare le imprese creditrici e di appaltare nuove opere con gravissimo danno per l’intera economia, per le aziende, per i lavoratori e per le stesse amministrazioni. Non c’é alcun nesso tra il superamento di questo micidiale ostacolo e l’istituzione della Città Metropolitana, che peraltro avverrebbe fra diversi anni mentre gli enti locali sono strangolati qui ed ora. VITALI sostiene inoltre che non dubita che i Comuni dell’imolese sceglieranno di stare con Bologna e così la futura città metropolitana coinciderà col territorio dell’attuale provincia che «avrà i poteri che le saranno trasferiti dalla Regione e dai Comuni». Ma è proprio questo il punto che riguarda il territorio imolese: qui, per volontà della Regione, è sorto nel 2004 il Nuovo Circondario ed è a quest’ultimo che i Comuni hanno trasferito poteri strategici quali la pianificazione urbanistica e la pianificazione socio-sanitaria, non avendo alcuna intenzione di accentrare su Bologna competenze così rilevanti alle quali potrebbero aggiungersi poteri decisivi riguardanti la fiscalità locale ed il sistema tariffario, settori sui quali i sindaci dell’Imolese sono da tempo impegnati pur tra molte difficoltà in una politica di armonizzazione proprio utilizzando la sede istituzionale del Circondario. Mi preme inoltre segnalare come l’avvio della procedura per istituire le città metropolitane sia possibile fin dall’entrata in vigore della legge delega approvata nel 2009 dal Parlamento (col mio voto contrario, riguardante l’articolo sulle città metropolitane). Ebbene, è trascorso un anno e mezzo e in nessuna città s’è compiuto un solo passo verso quella direzione. Ci sarà un motivo? E questo non sta forse nell’impianto debole, semplificazionista e non semplificatorio ed in fin dei conti eccessivamente rigido fino al punto di divenire ideologico dell’approccio legislativo al tema? E poi: perché Bologna su tale tema è ferma dal 1994? Perché inoltre la funzione delle Regioni è stata limitata a ruolo residuale dalla legge delega? Concludendo: non vedo argomenti convincenti per condurre la riflessione imolese verso un’adesione a tale proposta; non riesco a trovarne motivi di convenienza. Penso che questa legge andrebbe modificata per renderla più flessibile e convincente e sarei pronto a collaborare con Vitali e ogni altro parlamentare per assumere un’iniziativa in quel senso. Ritengo infine che sia saggio e utile oltre che ovvio discuterne dopo l’insediamento del nuovo Sindaco di Bologna. Altrimenti al referendum di cui parla Vitali e che è previsto dalla legge voterei convintamente no.

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