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Cinque mesi con il ministro-fantasma stop a incentivi, liberalizzazioni e nucleare

ROMA – Cento giorni bastano per esaurire la luna di miele tra un governo appena insediato e i suoi elettori, in centocinquanta un ministero senza ministro scompare definitivamente dalla planimetria del potere. Diventa un ministero fantasma. Da cinque mesi, cioè ventidue settimane, centocinquanta giorni, appunto, in Italia non c’è il ministro dello Sviluppo economico. Claudio Scajola, travolto dallo scandalo della casa con vista Colosseo acquistata non si sa da chi, si dimise il 4 maggio: da allora il dicastero è retto ad interim dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Che, in Via Veneto, nell’ex Palazzo delle Corporazioni, sede del ministero si è recato una sola volta, il 6 maggio, giorno del suo insediamento. Da allora mai più. Mai. Il ministro ad interim lo fa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Ma il Presidente Giorgio Napolitano ha chiesto un ministro a tempo pieno. Contro Berlusconi ministro ad interim è stata presentata dall’Italia dei valori di Antonio Di Pietro una mozione di sfiducia. La Camera la esaminerà lunedì prossimo e voterà il giorno successivo. Un voto contro un ministro che non c’è, nonostante la Grande Crisi che ha sconvolto il globo, ridisegnato gli equilibri del commercio mondiale, trasformato le strutture produttive, riscritto le regole della competizione. Cose di cui dovrebbe occuparsi anche, se non soprattutto, il ministero dello Sviluppo. Da cinque mesi la stanza del ministro al primo piano di Via Veneto non viene nemmeno aperta. Si accumulano la polvere e pure i dossier. Nel suo discorso alla Camera dell’altro ieri, il premier Berlusconi ha rilanciato il ritorno all’energia nucleare. Non ha fatto scalpore come la promessa di concludere la Salerno-Reggio Calabria, ma rischia di fare la stessa fine: lettera morta. Perché l’Agenzia per la sicurezza nucleare non è stata ancora costituita. Manca l’accordo sul nome del presidente nonostante la disponibilità dell’oncologo Umberto Veronesi. Senza l’Agenzia non può essere presa alcuna decisione che riguardi il nucleare, a cominciare dalla scelta dei siti sui quali costruire le nuove centrali. Scajola aveva promesso la prima centrale entro la fine della legislatura. Il ritardo accumulato farà slittare tutto alla prossima. I tecnici del ministero hanno anche preparato il dossier sulla strategia nazionale per il nucleare, ma il via libera del Consiglio dei ministri non è ancora arrivato. Tutto fermo. Ferma anche la legge sulla concorrenza. Per la verità il sottosegretario Stefano Saglia l’ha preparata con qualche timida liberalizzazione in materia di distribuzione dei carburanti e del credito. Poca roba. Comunque rimasta in uno dei cassetti di Palazzo Chigi dove Saglia l’ha portata il 3 luglio. Gli uffici tecnici del ministero dello Sviluppo, nonostante la frustrazione di realizzare un lavoro senza sbocchi, hanno redatto il disegno di legge annuale per le piccole imprese. Di fatto il recepimento di una direttiva europea (lo “Small business act”) per sostenere le aziende di piccola dimensione. Nessuno l’ha preso in considerazione. Un ministro serve anche far passare i suoi emendamenti nella Finanziaria (l’ultima per lo Sviluppo è stata una vera Waterloo con perdita di fondi e di competenze) come per “strappare” al Cipe le risorse per i propri progetti. Ma senza ministro e con quello dell’Economia, Giulio Tremonti, che considera superfluo il dicastero di Via Veneto, l’approvazione della delibera per la ripartizione del Fondo (300 milioni) a favore delle aree di crisi continua ad essere rimandata. I tecnici del ministero si sono sentiti dire che non c’erano i dettagli della distribuzione. Alla fine hanno scoperto che poco meno della metà del fondo è andato, per volontà di Tremonti, alla Tirrenia. Per le aree di crisi sono rimasti solo 160 milioni. La riforma degli incentivi per le imprese è rimasta al palo, la delega scade a febbraio ed è difficile che possano essere rispettati i tempi. Non va avanti nemmeno la riorganizzazione degli enti per l’internazionalizzazione, Ice (Istituto per il commercio estero) in testa. Franco Frattini puntava ad assorbirlo dentro la Farnesina, il sottosegretario Adolfo Urso, finiano, con la delega al commercio estero non ha, per evidenti ragioni, grandi margini di manovra. Per i primi di novembre è prevista la missione di sistema (governo, imprese e banche) nei paesi del Golfo. Lì si fanno gli affari. Senza ministro dello Sviluppo probabilmente ci andrà Frattini che però è il ministro degli Affari esteri. Appunto.

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