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Chiesa e Ici, si riapre la partita

Sulle agevolazioni Ici alla Chiesa e ad altri enti no profit si riapre la partita. La Commissione europea aprirà infatti oggi un’inchiesta formale nei confronti dell’Italia per l’esenzione dall’Imposta comunale sugli immobili concessa per i beni della Chiesa e di altre entità “non commerciali”. L’indagine, che sopraggiunge dopo ben due archiviazioni del caso negli anni passati, servirà a verificare se effettivamente questa agevolazione è un aiuto di Stato non compatibile con le norme europee sul funzionamento del mercato unico. Bruxelles ritiene che le informazioni finora raccolte attraverso lo scambio di lettere avuto con le autorità italiane non siano sufficienti a sgombrare il campo dal sospetto che l’agevolazione riconosciuta agli enti ecclesiastici e ai club sportivi amatoriali abbia effetti distorsivi sulla concorrenza. L’esenzione dall’Ici – osserva Bruxelles nella comunicazione che si appresta a inviare all’Italia – rappresenta comunque un aiuto di Stato poiché è un vantaggio derivante da una minore entrata per il fisco. E al momento questa agevolazione non sembra poter rientrare tra i casi in cui sono consentite deroghe al divieto di aiuti pubblici stabilito dal Trattato Ue. Sul caso, Bruxelles ha ricevuto da diversi ricorrenti informazioni sui servizi ricettivi e sanitari offerti da istituzioni ecclesiastiche. Servizi che, osserva la Commissione, “sembrano essere in competizione con servizi simili offerti da altri operatori economici” che non beneficiano delle stesse agevolazioni. Per la Commissione, inoltre, l’esenzione Ici non appare essere in linea con i principi del sistema fiscale nazionale ed anche l’articolo 149 del testo unico per le imposte sui redditi ha “a prima vista, carattere discriminatorio” poiché consente di non pagare l’imposta comunale sugli immobili solo alle istituzioni ecclesiastiche e alle associazioni sportive amatoriali.
La norma sotto tiro è quella sull’esenzione totale dell’Ici per gli enti ecclesiastici del 2005 (norma modificata nel 2006). In particolare, la Commissione europea concentra l’attenzione sull’esenzione concessa agli enti ecclesiastici che esercitano attività “non esclusivamente commerciali”. Secondo Bruxelles, un ente che offre dei servizi godendo di uno sconto o di uno sgravio fiscale si trova in una posizione di vantaggio concorrenziale rispetto ad altri che offrono servizi analoghi senza le stesse condizioni di favore, sulla base di norme discriminatorie. Il fatto che si tratti per gli enti ecclesiastici di una attività “non esclusiva”, è questo il ragionamento della Commissione europea, non deve essere considerato rilevante.  Per quanto riguarda l’esenzione del 50% del pagamento dell’Ires per le associazioni che hanno come scopo l’assistenza e la beneficenza, non sarà necessario il lancio di una procedura attraverso una decisione formale della Commissione europea, la procedura sarà aperta dai servizi della Concorrenza nella forma di “procedura concordata”. I servizi in questione riguardano varie attività: dalla scuola agli alberghi e servizi di varia ricettività agli ospedali. La Commissione aveva archiviato il caso due volte: una nel 2008, l’altra lo scorso febbraio con la motivazione che le informazioni ricevute dai ricorrenti (scuola Montessori e un ‘bed&breakfast’) non erano sufficienti per aprire una inchiesta formale secondo le normali procedure Antitrust. In ogni caso, anche qualora si fosse trattato di concessioni indebite, stando alle motivazioni contenute nella lettera dei servizi Antitrust ai ricorrenti, queste non avrebbero avuto un impatto tale da pregiudicare il commercio tra gli stati membri.
I ricorrenti si sono rivolti al Tribunale Ue per chiedere ai giudici se la Commissione agì rispettando il diritto europeo non aprendo un’indagine formale limitandosi, invece, a rispondere all’Italia attraverso comunicazione dei servizi della Concorrenza. È stato il servizio giuridico della Commissione a consigliare di aprire formalmente l’inchiesta sugli sconti fiscali agli enti ecclesiastici ritenendo evidentemente molto probabile un giudizio del Tribunale Ue negativo per l’esecutivo europeo.

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