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Chiamparino: ora numeri certi

«Di federalismo senza numeri ce n’è già troppo. Adesso è il momento di mettere qualche cifra, altrimenti non si va avanti». Il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino spiega così lo stop imposto dai comuni nella conferenza Unificata di ieri al decreto attuativo sul federalismo municipale.
Quattro i temi su cui i comuni chiedono una parola certa prima di dare il parere al provvedimento: l’indicazione dell’aliquota di riferimento per l’Imu, che non ha ancora trovato spazio nel decreto, la garanzia che i trasferimenti statali da trasformare in fisco non risentano dei tagli imposti dalla manovra correttiva, la permanenza nel sistema dei comuni dei risparmi che si otterranno con l’applicazione dei costi standard e la sicurezza che i livelli di compartecipazione ai tributi statali siano correlati ai gettiti attuali e non all’Imu, per evitare squilibri nelle entrate.
«Non si tratta di un rinvio polemico – precisa Chiamparino – ma di un’esigenza oggettiva», anche se il rinvio di una settimana difficilmente sarà sufficiente a sciogliere tutti i nodi posti dagli amministratori locali. L’aliquota di riferimento per l’Imu, per esempio, era stata ipotizzata nelle prime bozze del provvedimento, ma poi era uscita dal testo proprio per la difficoltà di indicare un livello adeguato per la nuova imposta. «Capisco tutti i problemi – ribatte il sindaco di Torino – ma è il governo a doversi assumere la responsabilità di indicare questi dati, anche per evitare uno scaricabarile in cui si accusino i comuni di chiedere troppo». Lo stallo rimane anche sul check up della manovra, che in base all’accordo di luglio fra sindaci e governo dovrebbe verificare la possibilità di rivedere i tagli e gli importi del patto di stabilità. «Il ministro Calderoli si sta impegnando a fondo – riconosce Chiamparino – ma il tavolo di confronto non è ancora stato convocato».

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