Questo articolo è stato letto 1 volte

Chi meno inquina ha l’energia nucleare

E’ corretto, quando si affrontano i problemi legati alla produzione di CO2, prendere in considerazione solo le quantità assolute dei diversi paesi? Evidentemente no. Certo fa notizia il fatto che la Cina abbia superato gli Stati Uniti nella produzione totale di CO2. Ma la notizia è automaticamente ridimensionata se si prende in considerazione la popolazione dei due paesi. Per la Cina 1,3 miliardi, 300 milioni per gli Usa. Da un punto di vista astratto i cinesi avrebbero diritto a crescere fino a oltre quattro volte la produzione totale degli Usa. E siccome la CO2 è in buona parte una variabile del Pil, mano a mano cresce la ricchezza cinese crescono anche le sue emissioni di CO2. Il ministro indiano per l’ambiente ha ben sintetizzato: «L’atmosfera è satura dei gas serra dei paesi economicamente sviluppati. È venuta l’ora che essi facciano spazio ai gas serra dei paesi poveri». Ma c’è un altro indice, oltre alle emissioni in termini assoluti e quelle pro-capite, che ci dice molto sul livello di intensità di carbonio di un’economia. Il rapporto fra quantità di CO2 e Pil prodotto. Più il rapporto è basso più l’economia è virtuosa da questo punto di vista. Alcuni paesi mostrano più di altri una forte capacità di produrre ricchezza con una bassa “intensità di emissioni”. E questa è una buona notizia anche per gli “scettici climatici”, perché è bene ricordare che associati alla CO2 vi sono numerosi altri gas (SO2, NOX, polveri sottili, particolati ecc.) assai nocivi per la salute. Se si guardano questi numeri le sorprese non mancano. Alcune fra le economie più ricche sono anche quelle più de-carbonizzate. Non è il caso degli Usa che veste la maglia nera fra le nazioni sviluppate (5,2 tonnellate di CO2 per 10mila dollari di Pil), con l’unica eccezione del Canada, giustificato però dal clima estremamente freddo. All’estremo opposto un paese come la Svizzera, molto ricco, ma con un indice CO2/Pil di 1,1, quasi un quinto rispetto agli Usa. Il che incide anche sulla produzione pro capite che è di 20,4 tonnellate per gli Usa e di 6,1 per la Svizzera. Quindi si può essere molto ricchi, ma con livelli di produzione di CO2 e di inquinamento molto diversi. Fra i paesi virtuosi spiccano ancora la Francia (con un indice CO2/Pil di 1,9 e una produzione pro capite di 6,9 tonnellate di CO2), l’Islanda (1,7 e 7,8) e la Svezia (1,5 e 6,2). L’Italia si colloca a metà classifica (2,6 e 8,5) più o meno la metà degli Usa, ma all’incirca un terzo più della Francia, paese più ricco dell’Italia. Male in generale i paesi dell’Est Europa. Qual è la causa di dati così diversi? Fondamentalmente quattro fattori. L’efficienza energetica maggiore o minore e quindi la capacità di svolgere una stessa quantità di lavoro con meno energia; la presenza o meno di produzioni di base energivore; la densità della popolazione, ma soprattutto un mix energetico con un’alta quantità di energia prodotta con sorgenti “carbon-free”. Nucleare ed idroelettrico, quasi esclusivamente. Con l’eccezione della Groenlandia, un paese poco popolato e con grandi risorse geotermiche. Quanto sia importante il mix energetico ce lo dice ancora una volta la Francia, che nonostante un consumo pro capite di petrolio più alto (petrolchimico soprattutto) di quello italiano registra nelle emissioni di CO2 risultati nettamente migliori, grazie alla forte presenza di energia di origine nucleare.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>